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2/Vite di città, le nuove dinamiche urbane di costruzione
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La skyline di Locarno
ora punta in alto, ma...
CLEMENTE MAZZETTA


Se Lugano è indietro di trent’anni, Locarno dove sta? Il libro "provocazione" dell’imprenditore luganese Stefano Artioli "Meno Trenta",  che ha messo sott’accusa i ritardi di Lugano, apre un discorso sullo sviluppo dei poli urbani del cantone. Come quello di Locarno, ancora in preda ad una forte febbre edificatoria. Oggi, ad esempio, nel quartiere Rusca-Saleggi, il triangolo fra il lago e la Maggia delimitato da Via Orelli e dal rettilineo che porta verso Ascona, ci abitano seimila persone. Una città nella città. Fatta di palazzi alti 30 metri, di condomini fronte lago, l’uno appresso l’altro, costruzioni diffuse inframmezzate a realtà industriali attive e dismesse, a zone portuali. Con una serie di torri fra Via Varesi e Via Balestra, che danno una nuova immagine allo skyline della città tanto da aver  ricevuto il premio Aspan per la qualità urbana. "Ma nonostante il premio, si fa fatica a sostenere che ci sia un giusto rapporto con lo spazio verde - osserva l’architetto Fiorenzo Tresoldi - a meno che per verde non si intenda il filare alberato che li costeggia".
Intanto la città si amplia e si alza verso il cielo. Un tempo non era così. Lo ricorda uno dei protagonisti della vita cittadina degli Anni ‘80. "Quando ero ragazzo, quella era una zona quasi selvaggia: la periferia di Locarno. Ci andavamo a giocare. Fra i prati s’intravvedevano le lepri che scappavano. Oggi c’è solo cemento e altre ‘volpi’", dice Edgardo Cattori, che si batté contro il taglio dei platani di Largo Zorzi, di fronte a Banca Stato: "Quei platani ci sono ancora. Ma non c’è più la mia città. Hanno costruito ovunque: verso il lago sulla collina, sopra Locarno.  Anche il Bosco Isolino ha  perso la sua fisionomia".  Cattori non entra in merito alla qualità di quanto edificato. Ma sottolinea la trasformazione urbana, l’occupazione centimetro su centimetro del territorio. "Oggi Locarno assomiglia a qualsiasi altra città, senza una sua identità. Solo Città vecchia resiste, ma  temo ancora per poco". Che Locano sia diventata, non solo nel quartiere Rusca-Saleggi, una città con limitata qualità architettonica, che stia perdendo la sua identità, è convinzione dell’architetto Tresoldi: "Mentre con il Piano Rusca, esempio di pianificazione illuminata, si era costruito con un giusto rapporto con il verde, con un equilibrato rapporto fra semi-pubblico e semi-privato, sull’euforia dei piani regolatori degli anni ’70 a Locarno si è costruito con tanta densità contraddistinta da poca qualità". L’apice si è registrata con i palazzi sul lungolago, osserva Tresoldi, che hanno "banalizzato" un territorio di grande pregio. Parla con cognizione di causa: partecipò negli anni ‘80 al concorso della sala multiuso sull’area ex Kleinert.  Ma anche il quartiere Rusca-Saleggi si è realizzato per somme di costruzioni, senza pensare troppo a piazze, a zone d’incontro, al verde pubblico: "Non mi meraviglio, ricordo che Locarno ha permesso la costruzione negli anni ’70 dell’Happy Rancho, ora condominio Panorama, esempio di grande quantità e poca qualità", aggiunge Tresoldi che in quegli anni, con il compagno di studi Enrico Bürgi, contestò l’intera operazione immobiliare: "Ma non critico la densificazione in sé. Critico la ‘banalizzazione’, la corsa alla speculazione, la mancanza di una progettazione capace di unire  qualità e sostenibilità". Non è il solo. Anche il giudizio di palazzo Marcacci, del Comune sull’ edificazione della città, è severo. "Si è costruito molto a Locarno come a Lugano - dice l’architetto Bruno Buzzini (municipale) - se guardo ai palazzi su lungolago devo ammettere  che non c’è stata quell’attenzione necessaria e utile all’immagine della città".

c.m.
(2 - continua)
09.06.2019


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