Diario di due notti trascorse in un hotel molto particolare
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Una vacanza sospesi
nella casa sull'albero
NATASCHA FIORETTI


Io ci sono stata sulla casa sull’albero. Ci ho dormito due notti e ogni mattina mi svegliavo tra il cinguettio degli uccelli e i primi raggi del sole mentre lo sguardo dal letto planava sugli immensi campi di lavanda fiorita e un campo di ulivi secolari. In quello spazio fatto di legno e vetro avevo la sensazione che tra me e il mondo esterno non ci fossero filtri.
Ad un tratto, nel silenzio più totale, mi illuminavo di gioia quando sentivo la carrucola esterna mettersi in moto. Significava una cosa soltanto: la colazione ben nascosta e preparata in una piccola casetta di legno nella quale ci entravano appena il vassoio, un fiore e un biglietto con l’augurio di una buona giornata, stava salendo! Giunta a fine corsa balzavo giù dal letto e a piedi nudi sul legno mi precipitavo in terrazza con gli occhi ancora stropicciati. Recuperato il vassoio, con lo sguardo che correva fino al mare, mi godevo quell’attimo di profonda e consapevole felicità per un sogno che si era realizzato, una magia che stava avvenendo: vivere per qualche giorno tra gli alberi in comunione intima con la natura lontana dai rumori, dai ritmi, dagli spazi e dagli odori della vita quotidiana.
Nella mia mente la casa sull’albero è sempre stata quel luogo nel quale isolarsi felici con un semplice gesto: tirare su la scaletta e chiudere la botola. Proprio come Cosimo, il protagonista del romanzo di Italo Calvino Il barone rampante che dalla quercia del suo giardino proclama "non scenderò mai più".
Ecco, nell’era delle vacanze green a ridotto impatto ambientale in cui disintossicarsi dalle cattive abitudini e ritrovare sé stessi è il mantra ufficiale, c’è questa nuova opzione: soggiornare in una casa sull’albero. Che cos’è esattamente una casa sull’albero? Dal punto di vista architettonico c’è spazio per le interpretazioni. La mia casa sull’albero era costruita intorno ad un pino marittimo. In questo caso la struttura non poggia direttamente sulla pianta o sui suoi arbusti ma su una piattaforma sollevata dal suolo che stringe il pino in un grande abbraccio senza dargli fastidio e senza togliergli l’aria. Artefice di questa meraviglia è lo studio di architettura francese "la cabane perchée" che dal Duemila ad oggi ha costruito cinquecento case sull’albero in tutto il mondo.
Ci sono invece altre tipologie di case sull’albero che poggiano direttamente sulla pianta. Tutto dipende dalla struttura e dal tipo di albero, dal tipo di progetto che si vuole realizzare e dall’utilizzo per il quale la casa è stata pensata. Secondo Andreas Wenning, dedito dal 2003 con il suo studio di architettura di Brema alla realizzazione di case sull’albero in legno in Europa, Russia, Agentina, Brasile, Cina e Usa, l’arbusto giusto "non deve essere né troppo giovane, né troppo vecchio. A partire da tronchi di 15 centimenti di circonferenza si può pensare di includerli nel progetto di una casa mentre un tronco sano e forte può sostenere anche diverse tonnellate di peso. Particolarmente adatte sono le querce, sono invece meno contento quando ho a che fare con pioppi o salici perché sono molto flessibili e crescono velocemente".
E proprio come le piante ogni casa sull’albero è un pezzo unico anche se c’è un elemento che accomuna ogni progetto sin dal principio - come dicono a la ‘cabane perchée’ - "il rispetto per gli alberi. Realizziamo i nostri progetti avendo cura di non tagliare o potare neanche un ramo".
11.08.2019


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