Viaggio nei chioschi dove i giornali non si vendono più
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Le edicole testimoni
del cambio culturale
ANDREA BERTAGNI


Giornali e riviste in vetrina. Negli scaffali e sulle pareti. Ma saranno anche letti? O meglio, c’è ancora chi compra giornali e riviste in edicola? Da Lugano a Bellinzona e a Locarno. La risposta è sempre la stessa. Sì, si legge, anche se meno. Di sicuro c’è chi parla di una vera e propria batosta di vendite. Come Maria Ferrari del chiosco sotto la pensilina a Lugano. "Rispetto a 10-15 anni fa le vendite sono calate del 50% - precisa - il mercato è crollato, anche le riviste vanno male, ormai chi ama la lettura va a fare acquisti in Italia". Anche Piergiuseppe Ravizza, che lavora all’edicola del palazzo della posta, sempre a Lugano, è amareggiato. "Il crollo c’è e si vede - racconta - prima negli uffici delle banche si leggeva il Corriere della Sera e il Sole 24 ore, mentre ora non hanno rinnovato gli abbonamenti". La piazza finanziaria ha insomma tagliato i cordoni con la carta stampata. Almeno secondo Ravizza, che però aggiunge: "Le persone amano ancora sfogliare le pagine in cerca di notizie". Anche Ursula Weber dell’edicola Pastore è dello stesso avviso. "La lettura c’è sempre, ma avviene sempre più su Internet - spiega - il problema è semmai che arrivano sempre meno giornali e riviste, non sono pochi gli editori che hanno deciso di non essere più nei chioschi". A decidere cosa va e cosa no negli scaffali in Svizzera è solo un distributore. Si chiama "7 days" ed essendo da solo a occuparsi della distribuzione nelle edicole, in teoria, fa il brutto e il cattivo tempo. Giulia Masigli è impiegata al chiosco della Migros della Valora, società che gestisce la maggior parte dei chioschi in Ticino. "Noi siamo contenti - taglia corto - le vendite vanno bene, per fortuna ci sono gli anziani".
Più a Nord, a Bellinzona, la musica è la stessa. "I principali clienti sono gli over 50 - dice Amalia Senatore del chiosco di viale stazione a Bellinzona - ma gli affari sono calati. Rispetto a 10 anni fa, siamo al 20% in meno". Tra le cause, anche la diminuzione dell’offerta. "Le riviste di gossip non ci arrivano quasi più, resistono quelle specializzate, che trattano gli hobby. Quel che è certo è che gli svizzeri tedeschi leggono di più dei ticinesi". Draga Peric, ha un chiosco vicino a Piazza Castello. Anche lei ha le idee piuttosto chiare. "Il calo c’è da 4-5 anni ed è stimabile al 30% - osserva - una volta avevamo anche più abbonati, mentre oggi non è più come prima". Vicino al Municipio c’è l’edicola Elia Colombi Sa, azienda con diversi punti vendita in Ticino. "I clienti sono sempre gli stessi - esordisce Spomenka Molino - i giovani non si vedono, rispetto a 10 anni fa, le vendite sono diminuite almeno del 50%". Tra le cause del tracollo, Molino vede anche "la rinuncia di alcuni giornali italiani a vendere gli inserti in Ticino. Una scelta che ha spinto molti a fare shopping in Italia". Davida Bassetti lavora sotto i portici, vicino a Piazza della foca e anche lei vede fuggire la clientela in Italia. "Soprattutto le riviste non vengono più acquistate da noi - sottolinea - anche se ci sono delle eccezioni: quelle che parlano dei temi del territorio e ai consumatori tengono sempre".
A Locarno chi vende giornali è più felice che altrove. "Grazie ai tedeschi - afferma Giada Rossi, che gestisce un chiosco vicino alla stazione - con i residenti invece non va tanto bene". Poco più in là Paolo D’Acqua è proprio vicino ai binari. "Per noi non c’è flessione perché siamo davvero in un’ottima posizione - ammette - i distributori dei giornali gratuiti andrebbero però messi nei posti chiave, così le persone tornerebbero a leggere più volentieri in generale". In Piazza grande Antonella Castaldo vede sempre turisti. "Vendiamo molti giornali svizzero-tedeschi - afferma - anche se le riviste zoppicano". L’attività funziona bene anche nell’edicola indipendente Dido. "Va a giornate, per fortuna siamo in una zona trafficata - annota la gerente - ma non è più come una volta. Internet ha cambiato tutto". abertagni@caffe.ch
13.10.2019


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