Il labile confine tra realtà e fantasia, cinema e scienza
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Io sono Robot
e provo emozioni
ROSELINA SALEMI


robot saranno i nuovi schiavi come in Io Robot e AI di Spielberg? Faranno a pezzi tutti gli umani come in Westworld, acclamata serie Hbo? Domineranno il mondo come in Matrix? O come nell’ultima inquietante versione di Terminator? Julian Nida-Rümelin, ex ministro tedesco della Cultura, ordinario di filosofia e scienze politiche all’Università di Monaco di Baviera, e la moglie Nathalie Weidenfeld, esperta di cinema, partono proprio dai film. Nel saggio "Umanesimo Digitale" (Franco Angeli editore), riflettendo sui contenuti della fiction affrontano temi importanti come il concetto di coscienza, il dilemma morale, il processo che porta a una decisione.
Il cinema fa parte del nostro immaginario, ne esprime i timori apocalittici, immagina futuri più o meno spaventosi (qualcuno poi si avvera, non tutti, speriamo). Ma oggi, tra voci artificiali e auto che si guidano da sole, sembra che il confine con la fantascienza non sia più verificabile. E invece ce n’è bisogno. Per Julian Nida-Rümelin, il pensiero che attribuiamo al computer dipende da noi. "Considero l’umanizzazione delle macchine una forma di moderno animismo. Un tempo gli uomini attribuivano coscienza e volontà al vento, al fuoco, alle nuvole, alla pioggia, divinità con le quali essere amichevoli. Allora si trattava di una forma primitiva di religione, oggi è l’ideologia della Silicon Valley. Ma i software appunto, sono software. Non hanno un’etica, non vogliono, non sentono, non pensano, non decidono". E, volendo attribuire loro un’intelligenza, ci sottovalutano. Per esempio in Matrix Reloaded (terzo capitolo della trilogia) l’Architetto, inventore dell’intero sistema, mette Neo di fronte a un dilemma: può salvare la sua amata oppure il genere umano. Neo sceglie la prima, ma con una decisione personale, non prevista, riuscirà a salvare tutti. Sui pericoli dell’ottimizzazione basati sulla razionalità economica, ci mette in guardia la saga di Alien.
Perché succede quello che succede? Perché il software chiamato Mother è stato programmato dalla Compagnia senza riguardi per le perdite umane. Una forma di vita nuova e letale può generare ottimi profitti, perciò appare sul display la scritta "equipaggio sacrificabile".
"Ora, è ovvio che un algoritmo possa avere meno margini di errore nel calcolo, ma una completa digitalizzazione della prassi economica farebbe scomparire i decisori umani - dice Nida-Rümelin -, le singole persone sarebbero consegnate a una rete anonima di attività guidate da un software che non si attribuirebbe la minima responsabilità". Alien, oltre a essere una delle più famose serie di film science-fiction, ci mette in guardia da apparentemente moderni criteri di efficienza e convenienza.
E arriviamo all’aspetto meno marziano, anche se non sembra: i cyborg. Abbiamo già rivoluzionarie protesi per braccia e gambe, apparecchi acustici e pure visori notturni. Ora il prossimo passo saranno i microchip che permettono di avviare l’auto, aprire la porta di casa o inoltrare dati. Il sito I am Robot li spedisce per posta, se li volete, con lo slogan: "Aggiornate i vostri corpi con nuove funzioni". In Robocop abbiamo un poliziotto che vive innestato in un corpo artificiale, eppure in lui prevale la parte umana, il pensiero. Insomma, se non vogliamo riflettere sull’umanesimo digitale e farci domande filosofiche, possiamo vedere un film di fantascienza. Sarà un’ottima lezione.
10.11.2019


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