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Il virus rilancia le "due ruote" ma i pericoli rimangono
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Le ciclopiste restano
una corsa ad ostacoli
ANDREA STERN


A Quartino vengono segnalate "una cesura al percorso ciclabile" e la creazione di "un proibitivo doppio cambio di corsia" all’altezza della nuova sistemazione viaria a triangolo che ha sostituito la rotonda. A Muzzano un ciclista testimonia con tanto di fotografie la presenza sulla ciclopista di "due tombini abbassati di più di sette centimetri". A Locarno si lamenta l’improvvisa interruzione della ciclopista di via Galli in direzione di Solduno.
Le piste ciclabili sono in crescita ma non sono ancora un luogo sicuro per i ciclisti. Decine di loro si feriscono ogni anno pur circolando sugli spazi a loro dedicati. Ovvero sui circa 360 chilometri di percorsi segnalati che il Dipartimento del territorio vorrebbe aumentare a 560 chilometri entro il 2025/30.
Un obiettivo sicuramente ambizioso. Non va però dimenticato che le strade riservate alle automobili compongono una rete di oltre 3mila chilometri, 3.119 km per l’esattezza. Anche qualora la rete ciclabile dovesse essere ampliata secondo gli auspici, conterà ad ogni modo meno di un quinto dei percorsi effettuabili in automobile.
Basterà per incentivare ulteriormente l’utilizzo della bicicletta? Da più parti si chiede di più. In particolare ora che il coronavirus ha promosso le due ruote a mezzo ideale per il rispetto della distanza sociale, per la riduzione dell’inquinamento e per il mantenimento di una buona forma fisica. In tutti i principali centri del cantone nelle scorse settimane sono state avanzate richieste di nuove piste ciclabili, da realizzare nei tempi più veloci possibili. A Lugano un’interrogazione in tal senso è stata firmata da rappresentanti di quasi tutti i partiti politici, dal Pc alla Lega, passando per Ppd e Plr. Tra le proposte emerge quella delle piste ciclabili "pop up", ovvero di tratti di strada che verrebbero temporaneamente riconvertiti dal traffico motorizzato alla mobilità lenta.
La stessa proposta è stata avanzata anche da Pro Velo Ticino. Il cui presidente, Marco Vitali, si dice ottimista. "A Lugano mi sembra che il sindaco Marco Borradori - afferma - sia motivato a realizzare certe misure in breve tempo. Ha capito l’importanza di creare le condizioni affinché la gente possa pedalare senza paura di essere investita". Un primo passo è l’autorizzazione a circolare sulle corsie dei bus, decisa negli scorsi giorni dal Municipio. Un segnale positivo, ma non basta. "A livello cantonale le reti urbane e periferiche - prosegue Vitali - non sono sufficientemente sicure. Spesso le ciclopiste sono condivise con i pedoni, creando così situazioni di pericolo e rendendo difficile il rispetto della distanza sociale".
E non è solo la convivenza tra ciclisti e pedoni a creare problemi. Pro Velo ritiene che i percorsi ciclabili presentino troppo spesso delle situazioni a rischio per chi li utilizza. Proprio per questo l’associazione prevede di rilanciare a breve la sua app "Punti critici", dove ogni ciclista può segnalare una situazione di pericolo a livello infrastrutturale. È proprio da questa app che sono tratte le segnalazioni in apertura. Sono solo tre di un abbondante centinaio di "punti critici" che in parte sono stati nel frattempo risolti, in parte no. Forse prima di costruire altre piste ciclabili dovrebbe essere proprio quella di garantire la sicurezza e la continuità della rete già esistente.  astern@caffe.ch
23.05.2020


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