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Le strategie delle aziende di trasporto dopo il lockdown
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È caccia ai passeggeri
tornati all'auto privata
CLEMENTE MAZZETTA


Nonostante la fine del lockdown, la gente fatica ancora a salire sui mezzi del trasporto pubblico. Con un effetto non secondario: la paura del coronavirus rischia di far ritornare l’uso dell’auto al centro della mobilità, proprio nel momento in cui il Ticino, in vista dell’apertura del tunnel del Ceneri, ha rilanciato alla grande i trasporti pubblici investendo 461 milioni per 4 anni. L’automobile è ritornata in auge come "guscio sociale" in grado di offrire quella sicurezza, e soprattutto quel distanziamento fisico, che il trasporto pubblico, nonostante tutti gli accorgimenti, non può assicurare.
"Siamo consapevoli di questo rischio, e per questo oltre a garantire il massimo di sicurezza, raccomandando l’uso di mascherine e con un’attenta sanificazione dei nostri bus, stiamo incentivando l’uso dei nostri mezzi con una campagna di promozione", dice al Caffè Urs Bloch portavoce di Autopostale. Se all’inizio del lockdown, l’utilizzo dei bus gialli era sceso al 20% rispetto alla normalità, ora è risalito attorno al 50%.
Il calo, che fa temere un ritorno a vecchie abitudini, all’uso indiscriminato dell’auto con l’inquinamento ambientale che comporta, è un tema affrontato anche alle Fart, l’azienda locarnese che ha riattivato i trasporti con l’orario normale, e dal 15 giugno anche il trasporto internazionale verso l’Italia. "Rispetto al periodo di lockdown (-88%) constatiamo una graduale ripresa dell’affluenza, risalita nelle prime settimane di giugno già al 50%. Riconducibile, a nostro avviso, a diversi fattori, non solo alla paura del contagi: una situazione economica non a pieno regime, il maggior ricorso al telelavoro anche dopo il lockdown, l’assenza degli studenti e, anche, la minor presenza di ospiti svizzeri e stranieri", spiegano alle Fart.
Per la promozione del trasporto pubblico - alternativo all’uso dell’auto - confidano nella campagna collettiva promossa a livello federale. Dopo la prima tappa che ha sviluppato il piano di protezione su bus e treni - con la raccomandazione di indossare le mascherine igieniche, di evitare gli orari di punta, di acquistare i biglietti online - per la seconda fase è prevista una campagna con testimonial ticinesi. Personaggi noti che con la mascherina inviteranno a risalire con fiducia sui mezzi pubblici.
Il direttore dei Trasporti pubblici luganesi (Tpl) Roberto Ferroni è fiducioso e scommette ancora sul trasporto pubblico. "Escluderei un ritorno all’uso dell’auto in città, e non solo per la difficoltà di trovare parcheggio - spiega -. La flessione c’è stata perché inizialmente abbiamo ridotto il servizio. Ma già con il ritorno all’orario normale abbiamo ripreso in parte la nostra utenza. Siamo sotto agli standard anche perché molti passeggeri non hanno ricominciato con la loro attività; si pensi anche solo ai bancari, molti di loro lavorano ancora da casa. Detto questo, ritengo che per avere un bilancio più completo della situazione bisognerà aspettare qualche mese".
Una valutazione complessiva si potrà dunque avere solo a settembre, non prima, con la ripresa dell’economia e delle scuole. Ferroni esclude il rischio di una disaffezione dell’utenza a favore delle quattroruote per il prossimo futuro. "Non solo perché la paura sta passando - dice -. Osservando i comportamenti mi pare che la gente si stia, magari anche troppo presto, dimenticando di quel che abbiamo passato. Ma grazie al servizio, alle misure di sicurezza predisposte, ai collegamenti più frequenti che saremo in grado di offrire, soprattutto a partire dal 2021, la gente ritornerà sul mezzo pubblico. Ne sono convinto".
c.m.
27.06.2020


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