La storia di Tita Malingamba che crea pupazzi col feltro
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"Parlo ai miei folletti,
loro hanno un'anima"
ANDREA BERTAGNI


C’è la fatina con un seno prorompente che io chiamo fata gnocca e che quando ti guardi allo specchio e non sei soddisfatta del tuo aspetto ti rassicura, dicendoti ‘dai, sei gnocca comunque’. Oppure c’è la fata smilza, che ti ricorda che mangiare fa bene". Tita Malingamba, artista e artigiana del feltro, 51 anni, di Claro,  racconta così i suoi "personaggi". Soltanto all’apparenza buffi e colorati: folletti, nani, gnomi e fate. "Sono i miei cuccioli - spiega - con loro creo un legame, come un cordone ombelicale, hanno un’anima e aiutano le persone".
Certo, è un gioco. "Il mio è un mondo fatato - dice -, non faccio la guru o la pseudostrega". Tita Malingamba ci mette cuore e passione. Come quei pittori che portano sulla tela le loro emozioni. Poi lei si affeziona così tanto ai suoi gnometti, "che prima di venderli li fotografo per ricordarmi di loro". Ad alcuni dà anche un nome, ad altri lascia che siano gli acquirenti a decidere. "Con i miei personaggi si crea un legame: ecco, perché, al momento dell’acquisto chiedo sempre ai miei clienti di scegliere quello con cui sentono di avere più affinità, al di là della forma e del colore. Quello in cui un po’ si rivedono".
Tita la chiama "magia leggera". Come quella delle favole per bambini. Un mondo fatato e incantato che deve trasmettere buonumore. "Ci sono persone che comprano la fata delle coccole perché pensano a un’amica che ne ha bisogno. Altre mi chiedono quale folletto potrebbe aiutare chi non sta bene, perché è triste o si trova in un momento della sua vita difficile". Tutto, chiarisce, "deve comunque restare in un ambito giocoso, non mi piace dare illusioni: il fatto che io ci creda o non ci creda non ha importanza".
Anche perché l’elemento più prezioso dell’attività di Tita è il contatto con le persone, che frequentano la sua bancarella al mercato di Bellinzona o in quelli natalizi. "Molti ritornano dopo anni, anche solo per parlare, magari non so neppure come si chiamano: quel che è certo è che i miei personaggi creano un’intimità particolare e duratura tra me e chi li acquista". Che aiutino a stare bene o trasmettano buon umore, sicuro è che nani, gnomi e fate sono fatti bene. Con arte. Quella che l’artigiana ha imparato quasi per caso nel 2012. "Aspettavo la mia seconda figlia, ho smesso di lavorare, cominciando a fare dei lavoretti con la lana. Un giorno ho scoperto il feltro ed è stato amore a prima vista".
Da lì in poi non si è più fermata. "Ho fatto un primo corso e poi ancora un altro di perfezionamento con professionisti di fama internazionale, mi sono resa conto di come il feltro abbia una sua dinamicità: io stessa oggi riesco a fare solo un centesimo di quello che ho in testa". Un tessuto, il feltro, che nasce dall’impasto ad alte temperature di lana e acqua. "Naturale e magico. Nel feltro c’è l’energia della natura quella stessa energia che io cerco di mettere nei miei lavori". Perché, insiste Tita, "è fondamentale cercare il positivo: io stessa tendo all’armonia, quando creo i miei oggetti e le persone sembrano accorgersene".
A dimostrazione di ciò, annota, "le uniche creazioni che non ho venduto nell’ultima mostra che ho fatto a Biasca, sono state quelle puramente creative, quelle in cui non ho trasmesso la mia energia: l’importante è creare in modo non approssimativo". Ecco perché oggi, soprattutto per gli oggetti più grandi, Tita Malingamba si prende tutto il tempo di cui ha bisogno. E pazienza se passano anche diverse settimane. "Ogni tanto passo davanti al mio folletto di turno, lo guardo e mi domando: cos’è che hai bisogno?". abertagni@caffe.ch
16.09.2018


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