Confronto, dopo la decisione di Ginevra di bloccare Uber
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La guerra dei taxi
a colpi di tariffe
CLEMENTE MAZZETTA


Uber, la multinazionale americana che offre un servizio di trasporto con un’applicazione mobile (un’App) che mette in contatto clienti e taxisti, a tariffe agevolate, sta suscitando forti reazioni. La notizia che il canton Ginevra ha giudicato la sua attività illegale, è stata accolta positivamente da Luca Quadri, presidente della società di Taxi A di Lugano, una città dove Uber è assente, ma dove il settore è in crisi per eccesso di offerta: "Una giungla, piena di cani sciolti". L’attività di Uber, che fino a ottobre contava 3200 autisti attivi a Zurigo, Ginevra, Basilea e Losanna, è stata proibita da Ginevra perché non farebbe altro che trasferire il rischio d’impresa sulle spalle degli autisti, aumentando la concorrenza al ribasso. Con rischi per i clienti, sottolinea Laura Regazzoni Meli dell’Acsi, e per gli stessi taxisti. Per Ginevra gli autisti che finora hanno operato da indipendenti (pagando una percentuale a Uber) dovrebbero essere assunti  come collaboratori. Uber, che  si deve considerare come un datore di lavoro, o li assume o chiude.
c.m.


È un sistema scorretto che metterà fine alla nostra professione
Luca Quadri
Taxista, presidente dell’Associazione taxisti A di Lugano
Ci mancherebbe anche l’arrivo e la concorrenza di Uber, sarebbe la fine per l’intero settore dei taxisti in tutto il cantone, non solo a Lugano. Già operiamo da anni in un contesto estremamente concorrenziale e competitivo. Fra taxi A, taxi B, taxisti improvvisati nostrani, indicativamente l’offerta di questo servizio si può stimare attorno alle 300 auto. A questo vanno aggiunti i cosiddetti Ncc (noleggio con conducente) italiani.
In questa situazione è evidente che l’arrivo di nuovi soggetti non farebbe che ingolfare un settore ampiamente liberalizzato e sottoposto ad una forte concorrenza. È una vera e propria giungla. È un mercato che dovrebbe essere meglio regolamentato, ma di cui, a quanto pare, nessuno si occupa. Bene ha fatto dunque il cantone Ginevra a proibire Uber, che non fa altro che trasferire il rischio d’impresa sulle spalle di questi autisti improvvisati, producendo una concorrenza sleale e spietata contro chi, come noi, con professionalità e serietà fa da anni questo lavoro.
I taxisti devono avere una patente specifica, devono pagare un’assicurazione adeguata in grado di coprire auto e passeggeri per ogni evenienza, hanno spese fisse. Se dovessimo confrontarci anche con chi si improvvisa taxista per conto terzi, senza le adeguate coperture, sarebbe la fine del nostro mestiere. È inaccettabile sotto ogni aspetto. Sia rispetto alle norme contrattuali relativo ai dipendenti, sia d’ordine di diritto internazionale, visto che, se non vado errato, Uber non ha sedi in Svizzera.  
Già dobbiamo fare i conti con i cosiddetti "cani sciolti", che non sono taxi A, né taxi B, né fanno parte di una associazione di categoria. Se entrasse nel nostro mercato anche Uber, questa categoria di "taxisti fai da te", ci troveremmo di fronte ad una concorrenza esasperata. Il mercato si è già contratto notevolmente negli ultimi anni. Se poi pensiamo che l’aeroporto sta per chiudere, non possiamo certo stare molto allegri.

I prezzi sono allettanti ma sono dei servizi con delle zone grigie
Laura Regazzoni Meli
Segretaria Associazione  consumatrici e consumatori della Svizzera italiana, Acsi
Uber, il servizio di trasporto automobilistico privato che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti attraverso un’applicazione mobile, rappresenta sicuramente un servizio per i consumatori a prezzi più contenuti. Uber non è un caso isolato. Anche Airbnb, il portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi, segue le mosse di Uber.
Detto questo, entrambe queste piattaforme si muovono però in zone grigie. Uber pone ad esempio problemi in termini di sicurezza, di assicurazioni sociali e civili e di condizioni di lavoro. Anche se per alcuni può rappresentare in determinate fasi difficili della vita un datore di lavoro a cui aggrapparsi, fa pensare e preoccupa la totale assenza di prestazioni sociali per i lavoratori.
Prima di rivolgersi a questo servizio, i consumatori dovrebbero insomma prestare attenzione anche a tutti quegli aspetti che oggi sono ancora troppo poco chiari. Anche perché, anche se allettanti nei prezzi, questi servizi non offrono chissà quali diritti ai consumatori, se dovessero presentarsi episodi controversi o situazioni poco chiare. Come conseguenza di ciò far valere i propri diritti potrebbe essere difficoltoso.
Prendiamo ancora Airbnb. Per molti rappresenta sicuramente una comodità poter affittare a prezzi inferiori un alloggio. Eppure proprio a causa di Airbnb in molte città stanno sorgendo grossi problemi a livello di mercato immobiliare con gli affitti delle abitazioni primarie che ormai hanno raggiunto prezzi spropositati. Ma non è tutto. Sono proprio le condizioni contrattuale generali di Airbnb a essere decisamente poco favorevoli ai consumatori. Del resto con circa 36mila parole scritte in piccolo e in inglese, in otto capitoli distinti, le condizioni generali di Airbnb assomigliano a un vero e proprio libro.
10.11.2019


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