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L'altra storia di un tanguero chiamato Giuseppe Sarcinella
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"A passo di tango,
un ballo terapeutico"
CLEMENTE MAZZETTA


Una vita al passo di danza, quella di Giuseppe Sarcinella. Vissuta come fosse un tango intenso e imprevedibile. Improvvisando passi, figure come fosse una grande "milonga", che è contemporaneamente il posto in cui si balla e il genere che si danza. "Quando il tango ti prende, non può farci niente, ti trascina  nel suo vortice", spiega Sarcinella, 52 anni, che in passato aveva aperto una scuola di tango con insegnanti argentini, poi lasciata agli stessi allievi, per poi lanciarsi nel "tango terapeutico".
"Ho costituito un gruppo di lavoro, assieme a specialisti, per un progetto che utilizza il ballo, il tango a fini terapeutici e riabilitativi: una iniziativa rivolta agli anziani, ma anche a chi è affetto da patologie come l’Alzheimer, il Parkinson, perfino a chi è stato colpito da un ictus". Sarcinella parla di sé come di un uomo che ha fatto tante cose. Personaggio dalle tante esperienze. Dopo le scuole, e dopo l’apprendistato professionale, si è dedicato alla fotografia. Fotoreporter per un quotidiano ticinese - quando c’era ancora il Dovere - è poi diventato fotografo professionista. Poi ancora projet manager. "L’esperienza più significativa della mia professione di fotografo, che mi ha segnato umanamente, è stato un intenso reportage nei paesi del Sud-Est asiatico per documentare l’azione della Croce Rossa Svizzera: Cambogia, Birmania, Laos. Paesi che uscivano da un periodo di guerra".
Nato in Italia, a Potenza, cresciuto a Olivone, Sarcinella negli anni della gioventù si avvicina casualmente al ballo durante le feste di carnevale. "Mi sono buttato nel vortice della danza cominciando a ballare il liscio. Mi è piaciuto, ho continuato nonostante qualche sorriso ironico degli amici". Si sa, da cosa nasce cosa. Così, anni dopo gli è esplosa la passione del tango, che a dispetto di quanto normalmente si creda, è un ballo molto, ma molto semplice. "La sua bellezza sta nel fatto che i movimenti di base non sono per nulla complicati. Non c’è un passo base da apprendere, né ci sono delle sequenze di passi da sapere a memoria per potersi considerare dei ballerini. E questo aiuta moltissimo a livello terapeutico, dove si lavora molto sull’improvvisazione, sulla creatività".
Lo scorso febbraio a Giubiasco nell’incontro di presentazione della sua iniziativa, ha parlato della "specificità del tango argentino come strumento terapeutico, equilibratore sensoriale e mezzo d’inclusione sociale", assieme a Claudio Rabbia, affetto da parkinsonismo, fondatore dell’Associazione Parkimaca e autore del libro "La mia vita con il Parkinson sulle note del tango".
Mette le mani avanti: "Sgombriamo il tavolo dagli equivoci; non è che il tango guarisce dal Parkinson né tantomeno dall’Alzheimer, sia chiaro. Semplicemente aiuta a stare meglio, a socializzare, a incontrare gente. È una terapia complementare", aggiunge Sarcinella che non si definisce affatto ‘maestro di ballo’ o tanguero: "Sono piuttosto un insegnante-terapeuta". Poi spiega: "Il nostro progetto è ancora in fase embrionale. Lo stiamo mettendo a punto con consulenze di medici, psicologi, dietologi, neurologi… Siamo fiduciosi, confidiamo sulle virtù del tango, dove ogni passo va pensato, comunicato governando così il movimento attraverso quella che viene definita memoria consapevole e non quella inconsapevole".
Svela poi il significato del nome enigmatico della sua iniziativa, "Progotan": "Sta semplicemente per pro… tango, scritto al contrario". Già intensa l’attività: il prossimo appuntamento è una quattro giorni dimostrativa a Verbania a novembre, poi corsi ad hoc per anziani in Ticino. "Abbiamo ricevuto anche un mandato dall’associazione parkinsoniana svizzera per organizzare due corsi, uno in primavera a Giubiasco e un altro in autunno nel Luganese".
cmazzetta@caffe.ch
17.11.2019


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