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Opinioni a confronto sulle tradizioni natalizie
Immagini articolo
Il presepe dimenticato
dalla nostra indifferenza
CLEMENTE MAZZETTA


L’appello di papa Francesco a "sostenere la tradizione del presepe", con la "consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze", fa discutere. Anche perché una certa concezione del multiculturalismo lo considera quasi una mancanza di rispetto per le minoranze etniche e religiose. E così per evitare polemiche si opta per l’albero di Natale. Che è più veloce,  politicamente corretto. Insomma la tradizione del presepe si sta diradando, sottolinea Lucio Negri, presepista ticinese, "per indifferenza" non per rispetto di altre culture. Ci sono però delle eccezioni, come a Moghegno dove gli alunni delle scuole della Valmaggia hanno realizzato il loro presepe. Tradizione sempre da attualizzare, osserva la pedagogista Maria Luisa Delcò, che invita a tener presente il contesto multiculturale nelle scuole.
c.m.


Ma il contesto urbano e culturare
è diverso rispetto a tanti anni fa
Maria Luisa Delcò
Pedagogista, pensionata, presidente del Consiglio degli anziani del canton Ticino

Parlare oggi del presepe nelle scuole, del valore e del senso della tradizione, è meno facile e molto più complesso rispetto al passato. C’è tutto il tema interculturale, multiculturale che bisogna tener presente. Dobbiamo essere consapevoli che la società è cambiata nel profondo. Non è più come quando ero giovane, quando si viveva in un contesto socio-culturale sostanzialmente omogeneo.
Premetto che condivido la necessità di mantenere le nostre tradizioni culturali-religiose in quanto elementi fondanti della nostra identità. Come si difende l’italianità, bisogna difendere le nostre tradizioni. Ma occorre farlo aprendo le tradizioni alla società, tenendo presente il contesto sociale, urbano, culturale che è assai diverso rispetto a 30, 40 anni fa.
Bisogna pertanto attualizzare la tradizione e metterla in relazione con questa società multiculturale. Occorre inoltre tener presente non solo l’ambiente in cui si opera, ma anche la cultura, la sensibilità degli stessi insegnanti. Per capirci, una scuola a Lugano può essere diversissima rispetto a una della Valle Maggia. Occorre pertanto privilegiare una "cultura" d’istituto. Perché non è più la singola classe che può procedere come gli pare, ma occorre agire assieme, come istituto. C’è una corresponsabilità dell’Istituto, che deve avere un progetto di ampio respiro. Non occasionale. Non ci si può limitare a qualche lavoretto nell’ultima settimana. In altre parole il recupero della tradizione non deve essere fine a se stessa, ma deve rispondere ad un progetto educativo su più fronti. All’interno del quale bisogna inoltre essere pronti a rispondere alle domande dei bambini, che vivono il Natale anche nel contesto pubblicitario, commerciale, consumistico e che hanno alle spalle famiglie con un’altra cultura. Insomma la scuola deve tenere presente la tradizione, ma restando al passo col tempo. Certo, era molto più facile trenta-quarant’anni fa.


Altro che "laicismo"
non si ha il più tempo per stare tutti assieme
Lucio negri
Artigiano costruttore di presepi

Rispetto a dieci anni fa è evidente anche in Ticino un calo della tradizione, della consuetudine di realizzare presepi non solo nelle scuole, ma anche nelle nostre comunità, nelle piazze, nelle famiglie. Penso sia dovuto più alla secolarizzazione, all’indifferenza in aumento nella nostra società che al rispetto di altre culture. Certo ci può essere anche un atteggiamento più laico verso i temi religiosi, ma non penso sia per rispetto della multiculturalità.
A ben pensarci, se c’è qualcosa di multiculturale nel Natale è proprio il presepe. Nel presepe trovano posto persone di colore,  arabi, ebrei, latini, indistintamente dal loro ceto o condizione sociale. Se non è multiculturalità questa! Misuro l’abbandono di queste tradizioni proprio come "presepista", come artigiano del presepe: oggi non c’è più nessuno che segue i  corsi che proponiamo. Dieci anni fa ad aprile si riusciva a coinvolgere una ventina di  appassionati a cui insegnavo i rudimenti elementari per realizzare un presepe. Ritengo la realizzazione del presepe un momento dove una famiglia di oggi si può ritrovare per raccontare in modo semplice la storia di un’altra famiglia di ieri, con i problemi di sempre. Una famiglia che, dopo la nascita di un figlio, deve fuggire esule dalla sua terra.  Più che abbandono del sacro, è la modalità di vita che è cambiata. Oggi a causa del lavoro, dei ritmi sociali sempre più stressanti, si fatica a trovare il tempo per costruire un presepe insieme.
E così si preferisce l’albero, che necessita di meno tempo. Si fa più in fretta. Tutto più  rapido in sintonia con la velocità dei nostri tempi. Ci sono però ancora delle belle realtà in Ticino: penso ai presepi del Sacro Cuore di Bellinzona, una collezione promossa da  Padre Callisto e che ora continuano i suoi parrocchiani. La via dei presepi a Bruzzella in val di Muggio, molto suggestiva; i presepi di Vira Gambarogno. Ma anche la via dei presepi di Moghegno, tanto per citarne alcuni.
08.12.2019


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