La storia
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"A George Harrison
regalai un disco"
PATRIZIA GUENZI


Quando ero piccolo io non esistevano i pannolini moderni di oggi, c’erano delle voluminose strisce di cotone che ti costringevano a camminare a gambe larghe, proprio come un pinguino. O meglio, Pinguis, il soprannome che una mia zia mi affibbiò quando appunto ero ancora in fasce. Che ho poi ho fatto mio". Un marchio. L’ha appiccicato sull’insegna del suo negozio di via Lodovico il Moro 15 a Bellinzona. Ma in realtà, per tutti, Pinguis era quello stravagante e simpatico capellone barbuto che ti accoglieva sempre con un sorriso, affabile e paziente trovava qualsiasi disco tu gli chiedessi: Claudio Scaramella, 67 anni. E chi ha abbondantemente superato gli anta non può non ricordare con una vena di nostalgia, soprattutto ora che lo storico negozio di musica ha definitivamente abbassato la saracinesca, il Pinguis. "Ho vissuto gli anni belli, sono stati formidabili. Ho incontrato anche gente famosa. Ricordo quel giorno che è entrato George Harrison, ha scelto un cd e una volta alla cassa, balbettando per l’emozione, gli ho detto che glielo regalavo".  
Il Pinguis era un punto di riferimento, una tappa obbligata appena usciva un nuovo disco. Entrare nel suo negozio significava calarsi in un’altra dimensione, migliaia e migliaia di 45 giri, cassette a quattro piste e con gli anni altrettanti cd. Giradischi sparsi per ascoltare, all’epoca si faceva così prima di metter mano al borsello. Si infilavano le cuffie, anche se era più un rito che una necessità. Il disco lo si sarebbe comperato. Tuttavia, a volte Claudio non si tratteneva dal borbottare ‘venite qui da me ad ascoltarli e poi andate a comperarli in un grande magazzino dove costano meno’. Sì, qualche franco di differenza c’era, ma vuoi mettere l’atmosfera (quell’odore di incenso), la competenza, la scelta, l’empatia del Pinguis?! Difficile uscire senza quella busta di plastica trasparente dove Claudio infilava il disco quasi fosse una reliquia, per non sciupare la copertina, altrettanto preziosa del contenuto per lui.  
Una passione la sua che trasmetteva a chiunque varcasse la soglia. Ha resistito, è rimasto aperto anche dopo che il vinile è stato soppiantato dalle nuove tecnologie. "Fin che ho potuto non ho mollato. Ma ad un certo punto ti devi arrendere alla realtà. Una realtà in cui non c’è più spazio per un commercio come il mio".
Lo scorso luglio Claudio Scaramella ha chiuso definitivamente il suo Pinguis. Prima, però, s’è goduto un po’ di mesi di via vai, amici, appassionati di musica, clienti storici e curiosi che volevano portarsi via un pezzo dello famoso negozio di via Lodovico il Moro 15 che aveva annunciato la chiusura. Un negozio dove Claudio è approdato quasi per caso. Prima, la sua vita è stata piuttosto turbolenta. "Mio padre ha voluto che facessi la scuola agraria di Mezzana, si andava sugli alpeggi, poi ho fatto il contadino, il macellaio... Una vita dura". Nel contempo, quando le finanze glielo permettevano, acquistava  qualche vinile. Ancora oggi ricorda come Suite: Judy Blue Eyes gli abbia cambiato la vita. Era il 1969. Poi arrivarono i Jethro Tull e molti altri gruppi, le trasferte per andare ai concerti, Un’avventura, all’epoca. "Un giorno ero alla Coop di Locarno, ho comprato 4 vinili. Il responsabile del reparto mi chiede se avevo voglia di dargli una mano. Ho pensato, ‘stai a vedere che svolto’". Nel 1972 apre un negozio, sempre a Locarno, il Music Store in via Cittadella. "Usciva qualsiasi novità e io ce l’avevo", ricorda orgoglioso. Quattro anni dopo si sposta a Bellinzona. Quasi 50 anni dedicati alla musica. "Guardando alle finanze avrei dovuto chiudere già quattro anni fa ma non me la sono sentita. Era il mio mondo, casa mia. Ho trascorso lì gli anni più belli, intensi, ricchi di ricordi. E quelli, anche se ho messo la chiave sotto al tappeto, me li sono portati via". Come l’incontro con George Harrison.  
pguenzi@caffe.ch
08.12.2019


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