L'invito di Ficedula per scovare l'avvoltoio degli agnelli
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Tutti alla ricerca
del gipeto invisibile
PATRIZIA GUENZI


Aiutateci ad individuare il gipeto. L’appello è di Ficedula, associazione fondata nel 1981 per promuovere e sostenere la ricerca sugli uccelli nella Svizzera italiana e contribuire alla conservazione delle loro popolazioni e degli habitat. In sostanza, i membri di Ficedula hanno pensato di invitare tutti ad alzare lo sguardo verso il cielo alla ricerca di questo affascinante grande avvoltoio, che vanta un’apertura alare di tutto rispetto: 270 centimetri; l’unica specie che vi si avvicina è l’aquila reale, 230 centimetri. L’invito di Ficedula è per la prima quindicina di ottobre (iscrizioni entro il 30 settembre attraverso il sito www.ficedula.ch).
"Come da tradizione - spiega il presidente di Ficedula Roberto Lardelli -, in tutto l’arco alpino si effettuerà una ricerca coordinata dei territori del gipeto e di individui vaganti (giovani e subadulti). Per la prima volta anche in Ticino e in Mesolcina. Sono state individuate molte postazioni strategiche per permettere le osservazioni in tutte le aree idonee". E Ficedula chiede uno sforzo da parte di ognuno. "Bastano poche ma efficaci indicazioni fornite dagli esperti per migliorare le proprie capacità di osservazione dei grandi rapaci".
Il gipeto era completamente sparito dalle Alpi all’inizio del XIX secolo. In Ticino gli ultimi esemplari di "avvoltoio degli agnelli", l’antico nome del rapace, vennero catturati in Vallemaggia nel 1864 e nel 1869. Non essendo più presenti le condizioni per un ritorno spontaneo della specie nella regione alpina, un gruppo di enti e associazioni, confluite nella Fondazione per la conservazione del gipeto, ha elaborato a partire dal 1978 un progetto di reintroduzione. "I primi soggetti, nati in cattività sono stati liberati nel 1986 - dice ancora Lardelli -. Sono stati rimessi in libertà finora oltre 275 individui nati in cattività. Nel 1997 c’è stata la prima riproduzione in natura dopo oltre cent’anni di assenza. Si stima che oggi siano oltre 250 gli individui in volo sulle Alpi. A partire dal 2010 una trentina di gipeti sono stati muniti di trasmettitore satellitare per poterne seguire gli spostamenti.
"Organizzeremo l’attività di ricerca in una cinquantina di punti scelti del Sopraceneri - riprende Lardelli -. Sarà un’occasione per i profani anche per beneficiare di una formazione pratica sul campo. In questo modo chiunque sarà poi in grado di distinguere il gipeto, l’aquila reale e altri rapaci di grossa taglia. Abbiamo visto che l’aiuto dei cittadini è molto importante per progetti mirati come questo".
L’iniziativa di Ficedula si propone anche di scattare delle fotografie a grandi rapaci o grandi uccelli in volo sull’arco alpino così che, dall’esame delle immagini, si possa capire di che specie si tratta. Specie, quella del gipeto, difficile confondere con altre, ad esempio con l’acquila. Il gipeto ha la coda appuntita, a rombo e le ali aguzze. L’aquila ha la coda lunga e solo leggermente arrotondata all’estremità. Le ali sembrano più massicce di quelle del gipeto e squadrate. "In Ticino sino ad oggi sono state già osservate, almeno una volta, ventisette specie di rapaci diurni. Per dieci di loro la nidificazione è stata provata almeno in un’occasione. Per il gipeto mancano ancora prove di nidificazione concrete".
Infine una curiosità: la Ficedula albicollis (Balia dal collare) nidifica solo nella  Svizzera italiana, ha una popolazione ridotta e minacciata (meno di dieci coppie conosciute). Per questa ragione la Balia dal collare è stata presa a simbolo dell’associazione ticinese.

p.g.
17.09.2017


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