La svolta di Ikea, passata dagli scaffali all'e-commerce
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Anche brugole e viti
ora si vendono online
MAURO SPIGNESI


Dalle brugole alle viti vendute dietro il vecchio bancone del negozio di ferramenta, ai mobili che vanno a comporre l’intero arredamento di un’abitazione sfruttando tutti gli spazi in una "realtà aumentata". Abbandonata la formula "fai-da-te", alla fine anche la vecchia, tradizionale Ikea ha saltato il fossato. E ha deciso, come già avevano fatto altri colossi del mobile, dell’elettronica e degli alimentari, di stringere una alleanza con la tecnologia. "È il più grande cambiamento nel rapporto tra consumatori e la nostra azienda", ha spiegato Torbjön Lööf, manager italo-svedese che guida Ikea International. La svolta inizierà nel 2018 e, sempre secondo quanto anticipato, si tratterà "di una fase sperimentale".
Ma quello che accade dentro Ikea, è un passaggio sostanziale. "Perché - spiega Carlo Terreni, co-fondatore di NetComm Suisse, l’associazione che si occupa di commercio elettronico - è la prima volta che un gigante (anche nei fatturati) del mobile sterza così bruscamente, cambia la sua strategia di business e rinuncia a uno dei suoi tratti distintivi, cioè la vendita esclusiva all’interno dei suoi negozi, dove ci si può sedere nelle poltrone, dove i bambini possono saltare sui letti e si può mangiare nei ristoranti". È il segno che ormai il bancone del negozio tradizionale, per quanto bello e affascinante, non basta più. Una verità declinata,  analizzata in decine di saggi, ma rimasta chiusa in pochi ambiti e in altrettanto poche aziende.
"Quello che sta accadendo oggi - aggiunge Carlo Terreni - è una evoluzione dell’e-commerce sotto due aspetti. Da una parte assistiamo ad una innovazione incrementale, cioè ad un aumento di servizi e nuove soluzioni da parte delle aziende che vogliono cambiare strategia; dall’altra c’è invece chi sceglie di acquistare società che già si occupano di affari attraverso il digitale. È un modo per reinventarsi e arrivare meglio in ogni angolo del mercato". La forza d’urto di piattaforme come Amazon o Alibaba, che si mormora saranno gli alleati per vendere le librerie Billy del colosso dell’arredamento svedese, ha mutato completamente non soltanto il mercato ma le strategie di decine di grandi società che sino a oggi avevano modelli di business precisi e di successo. La sterzata di Ikea, poi, secondo molti analisti,è anche un modo per bloccare la concorrenza che arriva da giovani e originali designer che producono e vendono in piattaforme indipendenti a prezzi competitivi in tutto il mondo grazie anche a campagne marketing, alcune davvero intelligenti, che avanzano martellanti sul digitale. E d’altronde un primo segnale d’apertura di Ikea era arrivato con l’acquisizione, poche settimane fa, di TaskRabbit, la "piazza mercato" per chi ha bisogno di lavoretti in casa. TaskRabbit è una grande vetrina dove oltre 60mila piccoli artigiani e lavoratori offrono le loro prestazioni per assemblare mobili, pitturare la casa, sistemare tubi e impianti elettrici.
Ma non è l’unica novità. Perché la parabola di Ikea è un esempio di come anche chi ha avuto un grande successo capisce che è ora di cambiare. La multinazionale del mobile "democratico", come è stato definito, accessibile a tutti e fondata in Svezia da Ingvar Kamprad, per la sua avventura online ha stretto una alleanza anche con Apple. Obiettivo: sviluppare un programma che consenta di "calare" i mobili nella propria casa, simulando appunto una "realtà aumentata" e calcolando anche i più piccoli particolari. Se alla fine le combinazioni saranno di gradimento del cliente, basterà un clic  per acquistarle e poi farsele portare sino a casa. "È l’evoluzione dell’e-commerce classico - conclude Terreni - così come lo abbiamo conosciuto noi e che ora si sviluppa in una versione sempre più elaborata per sfruttare tutto il potenziale del proprio business".

m.sp.
22.10.2017


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