La matematica e il "profiling" spopolano, ma l'Europa…
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Assumere o licenziare?
Lo decide l'algoritmo
MASSIMO SCHIRA


Attenti. Perché il vostro profilo sui social network potrebbe decidere il vostro futuro professionale. Sì, perché sempre più spesso le aziende si affidano ad algoritmi complessi per alcune delle pratiche normalmente appannaggio delle "risorse umane". Per assumere, promuovere  e anche capire chi licenziare, gli algoritmi in grado di analizzare il profilo delle persone attraverso la loro presenza sulle reti sociali, sono sempre più decisivi. E mentre l’Europa dal prossimo mese di maggio inizierà ad introdurre dei paletti, rafforzando soprattutto il concetto di consenso. "Il consenso è già necessario oggi, ma è spesso inserito nelle ‘condizioni d’uso’ di un social o di un’applicazione - spiega  Alessandro Trivillini, responsabile del Dipartimento tecnologie innovative alla Supsi -. E queste condizioni vengono lette troppo raramente dagli utenti. In Svizzera si sta discutendo la nuova legge sulla protezione dei dati, che molto probabilmente andrà in questa stessa direzione".
Oggi, infatti, per le aziende l’analisi dei "big data" - grandi volumi di informazioni, provenienti da quante più fonti possibili - è una costante anche nella selezione del personale. "È molto in voga il profiling emozionale, ad esempio, dei candiati ad un posto di lavoro - conferma Trivillini -. Un tempo ci si limitava a scrivere nome e cognome su Google e osservare i risultati della ricerca. Oggi i sistemi sono molto più evoluti e si basano su algoritmi ormai addestrati a considerare dati che vengono dalla vita quotidiana delle persone. Ad esempio analizzando il profilo e i post su Facebook o Instagram".
I social network più famosi, insomma, "nascondono" funzioni molto meno… "famose". Ma certamente molto interessanti per le aziende, oltre che per il marketing che veicola prodotti "mirati" alle abitudini dell’utente. "Il contratto è chiaro: io ti regalo l’applicazione, ma il prodotto sei tu - conferma Trivillini -. Il consenso all’utente viene sempre chiesto, ma la consapevolezza sul reale uso dei dati non è molto comune. Basti pensare che se il profilo Facebook non è adeguatamente protetto dal punto di vista della privacy, le informazioni disponibili possono essere anche di 200 tipi. E questi dati rimangono a disposizione in rete, se non ci si protegge nel modo corretto. E per le aziende rappresentano una massa enorme di informazioni di grande interesse. Perché esistono ormai strumenti in grado di analizzare anche emozioni e comportamenti. Si ‘verifica’ il curriculum confrontandolo con ‘la’ o ‘le’ identità digitali della persona".
Una pratica che offre parecchie opportunità per "completare" il proprio profilo professionale, ma nasconde anche qualche rischio. "Molte delle persone che, oggi, utilizzano i social network non hanno la consapevolezza di quanti tra i dati che immettono in rete vengono poi utilizzati ‘lontano’ dai social network stessi - conferma ancora Alessandro Trivillini -. In luoghi della rete di cui non conoscono nemmeno l’esistenza. Proprio per questo bisogna stare attenti alle proprie azioni sui social, perché possono causare imbarazzi, disagi e addirittura problemi anche a livello professionale".
Anche perché, oggi, le aziende sono sempre più a caccia della "creatività", quindi osservano con piu attenzione quanto ruota attorno alle competenze tradizionali, quelle strettamente legate alla formazione. "In gergo, si punta più sui softskills e meno sugli hardskills", conclude Trivillini. m.s.
29.10.2017


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