La soluzione hi-tech di Berna per chi ha lo stesso nome
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Identità digitalizzate
contro le omonimie
MASSIMO SCHIRA


Cercate Marco Bernasconi sull’elenco telefonico? Sono 50. Di Franco Rossi, invece, ce ne sono 68. E, allora, come fare per evitare gli inevitabili problemi legati all’omonimia? La soluzione, secondo l’Ufficio federale di giustizia e la consigliera federale Simonetta Sommaruga ci sarebbe. E si chiama identità digitale. Un codice personale indipendente da quello stampato sul passaporto o dal classico numero Avs che permetta di sfruttare in modo trasversale tutte le opportunità offerte dalla "società smart" senza generare confusione e aumentando anche il livello di sicurezza. Ad esempio per quanto concerne i sempre più frequenti acquisti su internet.
Si calcola che, in Svizzera, tra le 80 e le 150mila persone possono essere incontrare nella loro vita dei problemi dovuti all’omonimia e per questo motivo Berna pensa all’introduzione di un nuovo sistema capace di evitare pasticci in diversi settori. Dal disbrigo delle formalità amministrative - come la richiesta di documenti personali - passando per le transazioni bancarie, fino ad arrivare all’acquisto di abbonamenti per i trasporti pubblici. Tutto in un solo ed unico codice. Un sistema già sperimentato in altre realtà, come in Estonia, dove la quasi totalità della popolazione già dispone da qualche tempo della propria identità digitale.
Non si tratterebbe però di creare un registro centrale dei dati, perché i problemi di protezione di questo tipo di "banca" anche per rapporto alla privacy del cittadino sarebbero eccessivi. Oggi, praticamente ogni codice personale vive di vita propria. Basti pensare al numero di assicurazione malattia, al codice identificativo dell’autorità fiscale o al codice presente su carta d’identità o passaporto (che è addirittura diverso a dipendenza del tipo di documento). Secondo Berna è quindi opportuno puntare su un sistema ad alta sicurezza che permetta però di evitare approssimazioni quando in gioco c’è l’identità del cittadino. Un tipo di problema a cui sono stati (e sono) confrontati ad esempio i responsabili del registro di commercio.
Per eliminare i problemi di omonimia, Berna pensa di creare un nuovo codice identificativo digitale incrociando i dati già disponibili - come quelli dello Stato civile o del registro per gli stranieri - aggiungendo probabilmente in futuro anche la fotografia come metodo identificativo. Ad occuparsi del sistema non sarà però la Confederazione, perché - secondo gli esperti - il settore privato sa essere più attento all’evolversi dell’innovazione e quindi più flessibile a sfruttare al meglio le possibilità tecnologiche. Niente a che vedere, ad esempio, con il modello tedesco, dove lo Stato ha gestito il progetto identità digitale anche dal profilo tecnico, convincendo però una minima parte della popolazione, circa il 3%.
E, allora, che forma potrebbe avere il codice d’identità digitale svizzero? Quasi certamente non sarà una carta simile ad una carta di credito. Berna punta su un’applicazione gratuita scaricabile sullo smarphone e al contempo ad un codice "caricabile" su un altro tipo di supporto. Come ad esempio lo "Swiss Pass" dei trasporti pubblici. Naturalmente l’accento verrà messo sulla sicurezza e sulla tutela dei dati e della privacy. Con sistemi di crittografia di ultima generazione, in cui la Svizzera può avere un ruolo di primo piano dal profilo tecnico. Resta però un altro aspetto da curare nei dettagli: l’alfabetizzazione digitale dell’utente. Che deve essere consapevole di come usare in modo corretto i suoi dati personali.
26.11.2017


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