La gestione della rabbia è molto complicata e i danni…
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L'"epidemia" di collera
è quasi incontrollabile
ROSELINA SALEMI


Che rabbia! È proprio un’emozione incontrollabile. La terapia breve per affrontare mancate promozioni, tradimenti, delusioni è entrata nella routine, come pilates e massaggi (200 nuovi seminari registrati dall’inizio del 2017). Nessuno sfugge alla collera, neanche le viziatissime star che picchiano i paparazzi (tante, da Orlando Bloom a Kanye West, da Justin Bieber a Louis Tomlison degli One Direction) o le assistenti (leggendaria Naomi Campbell condannata a frequentare un corso per calmarsi) e fanno esplodere crisi coniugali (Johnny Depp e Amber Heard). In Italia, secondo Voices Analytics un tweet su dieci contiene una forte carica di rabbia. Un’epidemia. E se fosse sbagliato il punto di vista? Se anziché imbrigliare e controllare, bastasse accumulare energia positiva e non arrabbiarsi?
Per Ryunosuke Koike, priore del tempio di Tokyo, la scommessa è questa. Così il suo "Manuale di un monaco buddhista per abbandonare la rabbia" (Vallardi) - un milione di copie - si aggiunge alla ricca letteratura "how to do" giap che insegna come riordinare, risparmiare, fare le pulizie (vedi box). La cultura buddhista, sostiene David Barash, studioso dell’evoluzione, ha molto in comune con la biologia: "Entrambe vedono la vita come un flusso, ritengono che in natura non esistano entità indipendenti". La tradizione contemplativa è in realtà piuttosto concreta: non fa leva sul senso di colpa ma sulla ricerca dell’equilibrio. E pare che i seminari di Ryunosuke Koike per tornare sereni in dieci lezioni funzionino davvero, come i corsi di felicità a Harvard.
Se diamo retta a lui, lo stress nasce dal desiderio frustrato e si trasforma in collera, mugugno, appetito infelice (mangiare compulsivamente, senza badare a che cosa c’è nel piatto). Ma perché, sapendo che fa male, continuiamo ad alimentare la rabbia? "Perché", spiega il priore, "fa dimenticare per un po’ le cose sgradevoli, la mente sospende la tristezza, l’insoddisfazione, la noia. Commettiamo l’errore di credere che arrabbiarsi sia vantaggioso, fornisca lo slancio per "prenderci una rivincita", ma lo sfogo o la vendetta può soltanto avvelenarci". Ed ecco alcuni esercizi utili, da cominciare subito: 1) non dire bugie (si viene scoperti  e il sentimento negativo può solo accrescere l’energia della rabbia) 2) non criticare (se ci sono intenzioni aggressive, e spesso ci sono) perché si alimenta l’orgoglio, la presunzione, il conflitto 3) non spettegolare. Il gossip è divertente per chi lo fa, non per chi ne è l’oggetto: abbassiamo l’autocontrollo, ascoltiamo noi stessi e non gli altri 4) fare del bene, perché rabbia e desiderio non aumentino 5) accumulare energia positiva con la concentrazione e la compassione 6) affrontare i sentimenti senza negarli. 7) tracciare un’ideale linea di separazione tra noi e il rumore di una società carica di rancore.
Ryunosuke Koike, ex ragazzo arrabbiato, confessa: " Dicevo ai miei genitori di andare al diavolo e farsi gli affari propri. Se gli amici non mi prendevano sul serio, non erano più mei amici. Vivevo all’insegna del nervosismo, soffrivo di emicrania e di gastrite cronica. Poi un giorno ho fissato lo sguardo sull’interruttore di quella rabbia così infantile… e l’ho spento."  Non sarebbe il caso di imitarlo?
10.12.2017


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