Una start-up per il problema del riconoscimento vocale
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Siri non sa il dialetto?
In arrivo la soluzione
ANDREA STERN


Siri, l’assistente vocale che permette di parlare con il proprio iPhone o iPad, è uno strumento straordinario con cui eseguire un’infinità di funzioni. Ma ha un difetto: non capisce i dialetti. Non è forse un problema in Ticino (vedi articolo a lato), ma lo è nella Svizzera tedesca, dove lo schwiizertüütsch è la lingua più utilizzata nella comunicazione orale, mentre il tedesco standard viene relegato alle sole situazioni istituzionali. Agli utenti viene così spontaneo utilizzare il dialetto anche parlando con Siri, nato per essere un amico del cuore più che un’istituzione. Ma l’assistente vocale, immancabilmente, risponde: "Purtroppo non ho capito". Lo stesso problema lo si ritrova in altri strumenti simili, come Alexa, l’assistente vocale di Amazon, o come Google Assistant. Nessuno di loro è in grado di comprendere i dialetti.
I sei milioni di svizzero tedeschi che parlano schwiizer
Tuttavia, il problema, o non problema, sarà presto risolto grazie a una start-up vallesana, Recapp It, che ha messo a punto una tecnologia che traduce automaticamente lo schwiizertüütsch in tedesco. "I giganti del settore sembrano non interessarsi ai dialetti, ma noi siamo convinti che il mercato c’è", spiega al Caffè il fondatore della start-up, David Imseng, che è anche ricercatore all’istituto Idiap di Martigny. E a dimostrazione della sua tesi, un primo cliente è già stato trovato, Swisscom. Chi possiede un Box Tv 2.0. può selezionare un programma televisivo parlando in schwiizertüütsch, grazie al software della Recapp It. "Ora stiamo conducendo dei test con alcune società private e con un parlamento cantonale - prosegue Imseng -. Il software funziona bene, se si dice una frase in dialetto la scrive in tedesco. Ma la difficoltà è quella di generare frasi in buon tedesco. Perché il dialetto è una lingua complessa con parole intraducibili e tempi verbali che sono spesso diversi da quelli del buon tedesco, l’hochdeutsch per intenderci".
Il parlamento, quindi, è il principale banco di prova. Una volta che si riuscirà a ottenere dei protocolli perfetti delle sedute, il software sarà esportabile a qualsiasi altro utilizzo. "Abbiamo richieste anche di call center, che vogliono trascrivere in buon tedesco le chiamate dei clienti che parlano in dialetto - afferma Imseng -. Ma la tecnologia può essere utilizzata anche per gestire qualsiasi apparecchio, dai termostati alle lavatrici. Sempre in dialetto".
A questo punto resterà perciò solo da convincere Apple della bontà del software creato in Vallese e anche Siri potrà imparare i dialetti, non solo lo svizzero tedesco ma anche il ticinese. "Un giorno sarà sicuramente realtà", conclude Imseng, ricordando però che "il computer è uno strumento, non un amico e spero che sarà sempre così".

astern@caffe.ch
25.03.2018


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