Le aziende svizzere mandano in pensione il "taylorismo"
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Autogestione e team
così muta il lavoro
FRANCO ZANTONELLI


Che fine ha fatto il taylorismo? A quanto pare se l’è portato via qualche robivecchi, smaltendolo tra le cose ormai ritenute superate. Come i telefoni a muro, le macchine da scrivere, le videocassette e i pantaloni a zampa d’elefante. Oggi, nell’organizzazione aziendale, sta prendendo piede il management cosiddetto "agile", che si basa sulla responsabilizzazione di un team e sulla spinta all’auto-gestione del lavoro. Per contro il taylorismo, figlio della rivoluzione industriale, puntava alla sostanziale deresponsabilizzazione del personale.
Si sta passando, per intenderci, da un sistema piramidale, a un altro in cui la gerarchia è orizzontale ed i dipendenti sono coinvolti il più possibile, nelle scelte decisionali. Il modello di impresa "agile" è stato adottato, in particolare, in Francia e negli Stati Uniti. Oggi sta prendendo piede anche in Svizzera. Tra l’altro l’ha adottato, a partire dal 2016, il fabbricante di borse in plastica zurighese, Freitag, che impiega 180 persone. E che sta sperimentando una gestione aziendale per cerchi di competenza. Ovvero un’olocrazia, cioè un tipo di governance nel quale l’autorità e le decisioni sono distribuite nell'ambito di un sistema di gruppi auto-organizzati, anziché fissati in una gerarchia di stampo manageriale.
Un’infilata di parole e concetti di non facile comprensione ma che, per l’economista Remigio Ratti, docente all’Usi, costituiscono "un’assoluta necessità, anche se assai difficile da praticare". Remigio Ratti spiega che, sia alla guida dell’Ire, sia alla direzione della Rsi, ha cercato di applicare il management "agile". "Alla Rsi - dice -ero stato chiamato a governare nell’ambito della Ssr, in primo luogo gli aspetti politico-aziendali. Ad altri spettava il compito di vivere ed interpretare, in team, le proprie professionalità di giornalista, di produttore, di tecnico". Come dire, a ciascuno il proprio ruolo.
Come funzioni, dal punto di vista del personale, il sistema di impresa "agile", l’ha spiegato eloquentemente, alla Tsr, Parsa Khan, impiegata presso il servizio informatico delle Ffs. "Non attendiamo più l’ok del capo. Ci organizziamo tra di noi, iniziando a fissare delle riunioni e a valutare le possibili conseguenze delle rispettive proposte". "Soprattutto - aggiunge - non ci muoviamo più in ordine sparso, ma ognuno vigila sul lavoro degli altri". Lo spirito di questa nuova modalità di gestione aziendale l’ha reso bene uno dei dirigenti della zurighese Freitag, Pascal Dulex. "Siamo passati rapidamente - rammenta -dallo status della start-up a quello di un’organizzazione molto classica. Poi, però, ci siamo resi conto che il fatto che le decisioni non fossero più prese dalla base, dove si trova il know how, bensì dalla direzione, fosse un limite". "Per farla breve - dice ancora il dirigente di Freitag - abbiamo ritenuto che il potere decisionale dovesse stare dove si trovano le competenze".
Per Remigio Ratti, tuttavia, il management "agile" non è esente da problemi. "Persino all’Università, dove dovrebbe essere di casa, nonostante sia sparito il modello delle cattedre, dove una persona poteva fare il bello e il brutto tempo", dice il docente dell’Usi. Insomma, si procede con una certa fatica. Qualcosa, tuttavia, si muove. Ad esempio, grazie al modello "agile", la start-up sangallese, Advertima, ha compiuto il passo del salario unico, per tutti i suoi dipendenti.
04.02.2018


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