Tutti dobbiamo mirare al salario del benessere, ma...
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La cifra della felicità
è di 7'800 franchi
FRANCO ZANTONELLI


C’è il salario della paura, dal titolo di un romanzo francese del 1950. E c’è il salario della felicità, individuato dalla rivista statunitense Nature Human Behaviour. Il salario della paura era quello di un gruppo di disperati, che si guadagnavano la vita trasportando nitroglicerina sui camion, quello della felicità è, invece, una sorta di soglia, al di là della quale non bisognerebbe andare per non peggiorare la qualità della nostra esistenza.
Il periodico americano suggerisce, in sostanza, di valutare bene se accettare le prospettive di carriera, in quanto le controindicazioni potrebbero annullarne i benefici. Soprattutto in termini di relazioni sociali. Il che significa che, nel caso in cui il vostro superiore vi proponga un aumento di stipendio e la possibilità di salire di grado nella scala gerarchica aziendale, ciò potrebbe tradursi in un regalo avvelenato. Non sempre uno scatto di carriera e di retribuzione, a detta di Nature Human Behaviour, comporta effetti positivi.
Per arrivare a queste conclusioni la rivista ha effettuato un sondaggio su 1,7 milioni di persone, in 164 paesi. Individuando appunto un salario del benessere. O se si preferisce un indicatore di sazietà. Che, per l’Europa occidentale, è stato fissato a 93mila 700 franchi all’anno. Che si traducono in uno stipendio di 7’800 franchi mensili. Il che significa poco più di due volte e mezzo il salario medio in Germania, il Paese dell’Ue dove si guadagna meglio, mentre è solo una volta e mezzo quello medio, in Svizzera.
Ma i soldi non fanno la felicità. Altri sono gli incentivi per far star bene un lavoratore (vedi articolo a lato). Lo sostiene pure l’economista francese Mickaël Mangot, autore di un volume dal titolo significativo: "Felice come Creso? Lezioni inattese di economia della felicità". Una disciplina relativamente nuova, che esamina le relazioni tra denaro e felicità. Mangot parte dalla constatazione che gli abitanti dei paesi ricchi vivono in una situazione di benessere triste. Una situazione che possiamo migliorare, dice lui, cambiando "il nostro rapporto con il denaro, con i consumi, con il lavoro, in funzione di quello che ci rende davvero felici". Tornando al tema del salario del benessere, l’economista francese fa notare che "gli aumenti e le promozioni portano con sè più responsabilità, meno tempo libero e maggiore insoddisfazione".
Sostanzialmente d’accordo con Mangot è il professore di psicologia all’università di Friburgo, Dominik Schöbi. "D’altronde - spiega al Caffè - un altro studio recente dimostra che il porre la priorità sugli aspetti materiali e finanziari implica uno stile di vita che riduce gli spazi per le relazioni sociali. Il che può comportare anche contraccolpi sulle relazioni coniugali". Insomma, un vero e proprio inno alla probità, anche se Schöbi evidenzia una differenza tra uomini e donne indiduata dallo studio di Nature Human Behaviour. "La mia - precisasa - è un’impressione da prendere con le dovute cautele. Tuttavia è indubbio che una donna per migliorare la propria situazione debba investire più di un uomo. Quindi è possibile che un reddito elevato le procuri maggiore soddisfazione". Ecco perché, tutto sommato, un margine di dubbio esiste. "Beh, potrebbe anche capitare che qualcuno, rinunciando alla carriera e a più soldi, finisca per ritrovarsi insoddisfatto - commenta il professore -. Ciò non toglie che l’importante è mantenere uno stile di vita equilibrato, evitando di puntare, unicamente, ad avere uno stipendio elevato".
25.02.2018


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