Un "bosco sacro" potrebbe presto nascere nel cantone
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La sepoltura green
nei boschi del Ticino
PATRIZIA GUENZI


La dispersione delle ceneri nella natura non è vietata dalla legge svizzera e non sono poche le famiglie che scelgono questa opzione. Complici anche nuove spiritualità, i riti funerari si sono diversificati. E così, dalla dispersione delle ceneri c’è chi ha pensato di seppellire la "polvere" dei morti in urne biodegradabili da mettere all’ombra delle piante. Nei boschi, che in Svizzera non mancano. Da qui l’idea di un "bosco sacro" che un avvocato del Luganese ha ipotizzato a Torricella-Taverne. Per il cantone, una prima assoluta. Un nuovo modo di concepire l’accompagamento funerario. Un sistema eco sostenibile. Ma, soprattutto, un modo per evitare che in futuro nei cimiteri ci siano pile di loculi il cui impatto ambientale non sarà indifferente. "L’idea non mi dispiace - dice il sindaco di Torricella-Taverne, Tullio Crivelli -, ma prima di fare qualsiasi cosa, ottenuti tutti i permessi bisognerà anche chiedere il parere dei cittadini".
Insomma, tempi lunghi. Eppure l’iniziativa potrebbe anche in un certo senso rivalorizzare ampie porzioni di bosco oggi in disuso e poco curate. Chi vuole potrebbe scegliere l’albero da abbinare all’eterno riposo su cui posare una targhetta commemorativa. Esempi in questo senso in Svizzera ce n’è, a Rheinfelden da oltre cent’anni esiste il Waldfriedhof dotato di sentieri, fiori e panchine. Anche se qui lapidi e loculi sono visibili, il che lo rende più simile ad un normale cimitero.
Ovviamente non sarà tanto semplice ottenere l’autorizzazione per creare un "bosco sacro". Prima di concederla, il Cantone dovrà verificare numerosi aspetti, dal rispetto delle normative del bosco e dei biotopi alla densità delle infrastrutture. Inoltre, occorre la certezza che il bosco non venga trasformato in un cimitero. Non solo. Stando ad un documento della Conferenza degli ispettori forestali cantonali, un "bosco sacro" di principio comporta il cambiamento di destinazione dell’area boschiva.   
Tuttavia, l’idea piace. Sempre più persone scelgono la cremazione anziché la sepoltura in una fredda lapide di marmo. Trascorrere l’altra metà della vita in una sorta di condominio di defunti non è molto allettante. Meglio di gran lunga il verde di un bosco. Inoltre, una soluzione per evitare di costruire nuovi cimiteri, o ampliare quelli esistenti, va trovata. Secondo le stime dell’Ecology Global Network, la popolazione mondiale ha superato i sette miliardi e mezzo, con un numero quotidiano di morti di circa 150mila (55,3 milioni l’anno). L’ecosepoltura sembra quindi una buona soluzione, niente lapidi, fluidi per l’imbalsamazione e zero sprechi.
Non ci si pensa ma i funerali tradizionali hanno un impatto sull’ambiente. Ecco perché i materiali utilizzati sono molto importanti. Bambù, legno di salice e vimini rappresentano un’alternativa sostenibile e ben più verde dei soliti legni pesanti delle bare. Il passo successivo potrebbe essere il "bosco sacro", anche per lasciare un ambiente migliore alle generazioni future.

p.g.
03.03.2019


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