Le aziende si adattano ai gusti "flessibili" dei millennial
La filosofia Netflix
con i mobili a noleggio
MAURO SPIGNESI


Per decenni è stata l’azienda che ha incarnato la filosofia dell’"usa e getta". Oggi, all’insegna del consumo responsabile, ha cambiato bruscamente strategia. E ha eliminato il termine "getta". Ikea è una delle società che ha abbracciato il concetto di sostenibilità e sharing economy e lo ha coniugato a un modello di business simile a quello di Netflix, di Airbnb o Uber. Insomma, si vede un film in streaming; si va in vacanza senza soggiornare in hotel; si viaggia sull’auto condivisa; si prendono i mobili a noleggio. Così l’arredamento si adatta anche alle esigenze dei millenial.
In questa strategia entra anche il concetto di riciclaggio, la lotta contro gli sprechi. Una nuova sensibilità sociale che ha fatto nascere diverse iniziative. Anche in Ticino, dove - per fare un esempio - il Dipartimento del territorio ha aderito alla piattaforma www.riparatori.ch, in collaborazione con l’Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana. Il sito offre un elenco aggiornato di oltre 4.500 aziende di riparazione in tutta la Svizzera. L’idea è quella provare a ridare una vita ad un oggetto prima di buttarlo ma anche di ridurre i rifiuti.
Tornando al progetto del colosso dell’arredamento, anche questo punta a un concetto dell’economia circolare. E cioè la restituzione e il riutilizzo di pezzi d’arredamento. Letti, divani e sedie potranno essere restituiti. Chi li riporta avrà buoni da spendere all’Ikea. Il secondo passaggio di questa rivoluzione del business sostenibile sarà quello di armadi, sedie, tavoli presi a noleggio. Appunto, come succede con Netflix, attraverso un abbonamento a scalare, una sorta di leasing, che consente, una volta pagate le rate, di rinnovare il contratto per acquistare nuovi "pezzi".
Un progetto, quest’ultimo, pensato in particolare per gli studenti fuorisede, per i millenial che si spostano per lavoro o per chi prende una casa in affitto e ha bisogno di un po’ di tempo per capire se il suo futuro prossimo sarà in un’abitazione di proprietà o ancora l’affitto.
Il primo esperimento pilota è stato lanciato nel settembre scorso con l’iniziativa "Second Life" nella sede di Spreitenbach. Ed è andato bene. "È un’idea alla quale crediamo molto - spiega al Caffè Manuel Rotzinger, portavoce Ikea per la Svizzera -. Una volta che avremo messo a punto la strategia, allora ci muoveremo progressivamente per ampliarla coinvolgendo altre città". Il programma, ha spiegato l’azienda, copre oltre mille dei prodotti più popolari di Ikea, che ricomprerà i mobili pagandoli al massimo il 60 per cento del prezzo al dettaglio originario con dei voucher. "I nostri clienti hanno riportato il doppio dei mobili previsti e il tempo medio che gli articoli hanno trascorso in negozio prima di essere acquistati da altri clienti è stato di due giorni", ha dichiarato Luca Bortolani, responsabile del progetto.
Funzionerà il modello Netflix? Secondo Christian Fichter, psicologo del business presso la scuola universitaria di Scienze applicate Kalaidos, "oggi l’affitto è ampiamente accettato rispetto al passato", ha spiegato a "20 minuti". Anche se poi il rischio è quello di non sentirsi a casa propria se si hanno oggetti d’arredamento altrui.
Tilman Slembeck, professore di economia all’Università di Scienze applicate di Zurigo, invece, è rimasto sorpreso che questo sistema di riciclo e noleggio non sia arrivato in Svizzera prima. E ha osservato: "In Paesi come gli Stati Uniti esiste da decenni questo business e va incontro a una esigenza di flessibilità". Ma si sa, in Svizzera le "novità" arrivano sempre un po’ dopo. m.sp.
17.03.2019


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