Andare al lavoro col cane è benefico anche per i colleghi
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Alla scrivania in ufficio
io mi porto un animale
PATRIZIA GUENZI


Per il suo Billo, cacciato da un bar luganese un paio di anni fa, aveva addirittura presentato un’interrogazione in cui metteva in dubbio la trasparenza della gestione del locale, e chiesto una serie di documenti per l’autorizzazione. Quando si tocca il suo cocker, Giovanna Viscardi, avvocato 42enne e deputato plrt, non scherza. Non ammette rifiuti neanche Clarissa Tami, 34 anni, conduttrice televisiva, che si può dire viva in simbiosi con la sua Clio, una west highland terrier. E come loro sono tanti i proprietari di quattrozampe che non si separano mai dall’amico peloso. Una sensibilità che ha contagiato numerose aziende che permettono agli impiegati di portarsi il cane in ufficio. D’altro canto mica sarà esclusivo appanaggio dei grandi del mondo. Barack Obama, infatti, è stato più volte immortalato a viziare il suo Bo quando era lui seduto alla scrivania dello studio ovale. Anche Mark Zuckerberg non si separa mai dal suo Beast, un puli bianco, razza di pastore ungherese; idem Vladimir Putin, che nei suoi uffici si porta Yuma, e Silvio Berlusconi, che dopo tante cene "eleganti" oggi si dedica a Dudù e Dudina, contagiato dalla passione della sua (ex?) fidanzata Francesca Pascale.
Insomma, col cane alla scrivania si lavora meglio. Inoltre, contribuisce a creare una bella atmosfera e a facilitare la comunicazione tra colleghi. E chi teme che per l’animale sia uno stress, il veterinario Stefano Boltri spiega: "Assolutamente no. Innanzitutto se il cane sta con il proprio padrone è contento. Inoltre, un ambiente di lavoro per lui è stimolante e lo aiuta a socializzare. Standosene a casa tutto il giorno da solo rischia di diventare apatico, indolente e pigro".
I primi a permettere ai proprietari di animali domestici di portare al lavoro il proprio compagno peloso sono stati gli Usa. Da lì in tutto il mondo, Svizzera compresa. Nella Svizzera tedesca, ad esempio, un impiegato su undici porta ogni tanto il proprio cane al lavoro. Una presenza pelosa che non sempre fa l’unanimità. Se un collega su quattro è contento di vedere l’amico a quattrozampe, quasi un terzo ne è invece contrariato. Emerge da un’inchiesta dell’estate 2016 del portale sulla carriera Xing. Grande differenza tra i due sessi: le più entusiaste sono le donne. E in un Paese, la Svizzera, che ama gli animali da compagnia domestici e che ospita oltre mezzo milione di cani, la prima grande azienda ad accogliere ufficialmente con favore i quadrupedi al lavoro è stata la Nestlé.
Nella sede di Purina, infatti, a La-Tour-de Peilz, nel canton Vaud, almeno quindici dipendenti sfruttano questa  possibilità. Sempre in Svizzera un’altra grande azienda che ha aperto gli uffici ai cani è la sede zurighese di Google, così come già aveva fatto in tutte le filiali del mondo. Con un’unica condizione: i colleghi di lavoro devono essere d’accordo. Negli anni molti studi hanno documentato i benefici sulla produttività dei dipendenti. Sull’umore anche, mentre si abbassa la pressione sanguigna, cala lo stress e gli impiegati sono più sereni, più creativi e collaborativi. "È indubbio che la presenza di un cane produce un effetto positivo sui lavoratori", nota Boltri.
Ovviamente, per portarsi l’animale in ufficio serve l’autorizzazione del datore di lavoro. La sua presenza, poi, non deve mai disturbare lo svolgimento del lavoro. Se abbaia troppo, corre in continuazione o pretende attenzioni da tutti... ecco che può diventare un elemento di fastidio e quindi non più essere una presenza gradita. "Difficilmente un cane abituato a casa darà fastidio in ufficio - osserva il veterinario Boltri -. Sarà sicuramente tranquillo e si comporterà educatamente. L’importante è non dimenticarlo, ma almeno un paio di volte al giorno portarlo a spasso, anche per fargli fare i suoi bisogni".
Negli anni, tanto è aumentata la sensibilità nei confronti di chi convive con un animale domestico che sempre più datori di lavoro accordano agli impiegati il tempo necessario per le visite veterinarie. Insomma, quattrozampe sempre più considerati membri di famiglia

p.g.
29.10.2017


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