Così i gigantisti olimpici tentano di "limare" i centesimi
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Atleti alla ricerca
dello sci perfetto
MASSIMO SCHIRA


L’obiettivo di essere protagonisti alle Olimpiadi di Pyeongchang - in Corea del Sud - all’inizio del prossimo anno passa letteralmente "sotto i piedi" dei grandi sciatori di slalom gigante della Coppa del Mondo. Quest’anno più che in altre occasioni, visto che a partire dalla gara d’apertura sul ghiacciaio di Sölden la Federazione ha deciso un "ritorno al passato" per quanto concerne le misure e le caratteristiche degli sci degli uomini (vedi articolo a lato). Si torna indietro di quattro stagioni e questo per gli atleti significa una grande mole di lavoro supplementare. Per riadattare la tecnica a sci dal raggio di curva minore, ma anche per selezionare gli attrezzi giusti da portare in pista. Un "dettaglio" che può fare la differenza in gare, come il gigante, dove tra il successo e il fallimento olimpico c’è spesso un distacco da misurare in centesimi di secondo. "I ‘big’ della disciplina hanno già ricevuto il nuovo materiale durante la stagione scorsa - spiega l’allenatore ticinese Mauro Pini -. Gli altri, invece, hanno dovuto attendere la primavera per testare le novità. Tutta la preparazione in gigante a questa stagione olimpica, comunque, è stata fatta sul nuovo materiale".
Allenarsi su uno sci diverso, però, non significa soltanto zigzagare a ripetizione tra le porte. Anzi. È un lavoro quasi certosino. Che passa attraverso figure fondamentali come lo ski man, il professionista incaricato di preparare il materiale, ma anche attraverso la sensibilità del singolo atleta. "Più ancora dello sci, gli scarponi sono diventati fondamentali - aggiunge Mauro Pini -. Bisogna testare e selezionare le plastiche giuste, la durezza, la flessibilità e tante altre finezze che riguardano la struttura della scarpa. Da qui si può iniziare il lavoro di ‘costruzione’ del proprio pacchetto di sci da gigante". Un gigantista di vertice analizza durante gli allenamenti estivi una ventina di paia di sci. Di solito quattro o cinque esemplari di quattro modelli differenti. Da lì inizia poi la lenta selezione. Alla ricerca di quello che, in gergo, viene definito il "guadagno marginale". Quei centesimi di secondo che possono essere "limati" grazie alla scelta giusta del materiale.
Una scelta che viene poi determinata anche dalle condizioni delle piste che l’atleta va ad affrontare. "La scorrevolezza dello sci è in questo senso l’aspetto certamente fondamentale - precisa Pini -. E questa può variare molto anche tra sci dello stesso modello, perché il materiale da gara è una sorta di prototipo che contiene ancora una parte in legno, che quindi non è sempre uguale. Stesso discorso per le parti in resina. Anche tra sci prodotti allo stesso modo, lo stesso giorno, possono esserci delle differenze. Oltre a durezza, flessibilità e torsione, insomma, l’atleta deve prestare attenzione a moltissime variabili per trovare lo sci giusto".
Al cancelletto di partenza, infatti, è fondamentale che il gigantista arrivi convinto di avere sotto i piedi il meglio del meglio. "La fiducia diventa centrale, anche se il rovescio della medaglia può essere la tendenza a cadere nel tranello di dare la colpa al materiale in caso di controprestazioni – conclude Mauro Pini -. L’atleta deve essere perfettamente a proprio agio mentalmente con i propri sci, anche perché sulle piste di Coppa del Mondo un errore da questo punto di vista significa perdere molto tempo. Questi nuovi sci, comunque, tendenzialmente favoriranno gigantisti maggiormente dotati di sensibilità e forse un po’ meno potenti dal punto di vista fisico".

m.s.
05.11.2017


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