Matrimoni e convivenze scricchiolano e si va in analisi
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Se la coppia scoppia
ci vuole una terapia
ROSELINA SALEMI


A New York e Los Angeles, quasi il 60% di mariti e mogli (ma anche fidanzati) è in crisi. L’età di chi si rivolge al consulente si abbassa sempre di più, perché il matrimonio (o la convivenza) scricchiola già dopo 15-20 mesi. E succede che anche una coppia clandestina per assurdo, decida di andare "in treatment", come nel film Terapia di coppia per amanti. Viviana (Ambra Angiolini) e Modesto (Piero Sermonti), sposati e con un figlio a testa chiedono aiuto al professor Malavolta non per aggiustare i loro matrimoni, ormai al capolinea, ma la loro conflittuale storia d’amore.
Insomma, le relazioni sono problematiche e complicate. E non solo in America. Lo dimostra l’alto tasso di divorzi in Svizzera. Anche Daniel Glattauer, autore del bestseller "Le ho mai raccontato del vento del Nord", dopo averci fatto sognare con la storia di un legame romantico nato via email, ci mostra cosa succede 17 anni dopo, quando l’amore vacilla. Un serrato di botta-e-risposta tra Joana e Valentin, moglie e marito, nello studio di uno psicologo, fa volare le cento pagine di "Terapia d’amore" (Feltrinelli) che rivelano i cliché di un matrimonio scricchiolante, tra colpi di scena, cinismo e ironia. Ma oggi chi va dal terapeuta? "Coppie al limite - risponde la psicologa Francesca Santarelli, opinionista tv e specialista in terapia strategica breve -. Uno dei due spesso è molto arrabbiato e vuole un aiuto per ‘aggiustare’ l’altro. Coppie che fanno un ultimo tentativo. Raramente arrivano di comune accordo: c’è sempre uno che trascina l’altro. Molte volte l’uomo dice che ‘lei’ l’ha obbligato. Però si va avanti soltanto se si è convinti, altrimenti è inutile. Bisogna credere che la relazione meriti un salvataggio. E in effetti, una buona percentuale, un po’ più della metà supera la crisi".
Si comincia con quindici sedute, un anno è considerato normale, dopo due senza risultato, forse non c’è niente da fare. A Joana e Valentin viene chiesto di
Perciò il passo successivo è tornare indietro, vedere dove sono finite le emozioni positive, quel tempo di innamoramento, di magia, e cercare di riviverlo. Gli esperti consigliano di rievocare il primo incontro, il momento in cui i due che oggi non si comprendono, si sono si sono scelti, sentiti in sintonia. Le cose belle non sono perdute, sono soltanto sepolte. Un esercizio molto diffuso è lo "scambio di sedia". Si prende fisicamente il posto dell’altro e si parla come immaginiamo possa parlare l’altro. Vedersi "recitati" dal marito o dalla moglie permette una certa distanza. Ci possono essere reazioni di rifiuto, tipo "non è vero, io non mi comporto così!", oppure "oddio sono così? Faccio paura!". È il primo passo per comprendere che cosa è successo nella coppia. Per arrivare alla domanda: "Dov’eri mentre lui/lei ti tradiva? Lo intuivi, lo sapevi, non volevi saperlo?".
Durante gli incontri capita di litigare, vengono fuori i rancori sommersi. Il trucco è parlarsi dandosi le spalle. Si evitano i gesti, gli sguardi. Ma in generale, "sapersi ritirare davanti a una crisi isterica, non imporsi, ascoltare, richiede impegno - conclude Santarelli - forse bisognerebbe prendere la terapia come un check-up. Non aspettare i sintomi. Prevenire può essere meglio che curare, anche in amore".
17.12.2017


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