Scatole nere e chiamate automatiche entrano nella privacy
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Spiati in automobile
dalla troppa tecnologia
ANDREA STERN


Con le scatole nere installate sulle auto è scattato un primo controllo, un secondo arriverà dal sistema di chiamata automatica. E così l’automobilista rischia d’essere monitorato chilometro dopo chilometro. Inseguito da un "grande fratello", da un "big data" del traffico che va a intaccare la privacy di chi si mette al volante. Dal 31 marzo 2018 in Svizzera e in tutti i Paesi dell’Unione europea, infatti, le auto di nuova immatricolazione dovranno essere dotate di un sistema di chiamata di emergenza, l’eCall (attraverso una carta sim). È un’idea nata nel 1999 per migliorare la tempestività degli interventi e ridurre i morti sulle strade.
In caso di incidente l’eCall allerterà automaticamente i soccorsi, ma il sistema potrà essere attivato anche manualmente con un pulsante. "Si tratta dell’ennesima innovazione tecnologica che può affascinare, ma che comporta numerosi limiti - spiega al Caffè l’ingegnere Mauro Balestra, autore di numerose perizie su incidenti, tra cui quello che costò la vita a Lady Diana. "Questo sistema - prosegue Balestra - è collegato ai sensori dell’airbag, la cui apertura fa scattare la chiamata. Ma a parte il fatto che non sempre l’apertura del dispositivo è sinonimo di grave incidente, trovo sia importante che i soccorritori, prima di partire, sappiano quante vetture e persone sono coinvolte, se vi sono sostanze pericolose.. per arrivare sul posto preparati. Perciò credo che una chiamata fatta da una persona che può spiegare quanto accaduto sia più utile di un avviso automatico".
Il sistema è pensato per le situazioni in cui il conducente è impossibilitato a telefonare, ma Balestra ritiene che siano "rarissimi gli incidenti mortali in cui nessuno vede niente. Io non ricordo in Ticino auto che siano rimaste in un fosso tutta la notte. Non è che così, vogliamo solo giustificare un business? - si chiede Balestra -. Più che l’eCall sarebbe utile un numero unico di soccorso".
L’eCall rientra nell’ambito più esteso delle "scatole nere" che già oggi molte case automobilistiche o assicurazioni utilizzano per raccogliere dati. Sistemi che secondo l’avvocato Sébastien Fanti, specializzato in nuove tecnologie, possono essere utili ma è importante che gli automobilisti siano coscienti della loro presenza.  "Presto la sorveglianza sarà permanente - ha dichiarato il legale a Le Matin Dimanche che al tema ha dedicato un servizio - e molto spesso i proprietari dei veicoli non se ne renderanno nemmeno conto perché nessuno legge le postille al momento dell’acquisto". Fanti ha raccontato la disavventura, in Vallese, di un conducente di un’auto tedesca con scatola nera. "Aveva fatto due testacoda e il costruttore, avvertito in tempo reale della velocità eccessiva, della traiettoria e dell’apertura dell’airbag, l’ha immediatamente denunciato alle autorità. L’ha fatto per tutelarsi. Ma il conducente non si era nemmeno ferito e non aveva urtato nessuno".
In questa vicenda si può quindi parlare di intrusione nella privacy. Balestra mette in evidenza le differenze di trattamento tra le differenti case automobilistiche. "Sto seguendo il caso di un incidente con una Ferrari, della quale avrei voluto leggere la centralina, nell’interesse del cliente. Ma la casa del cavallino si rifiuta di fornire i dati. Lo stesso fa, ad esempio, la Bmw. Le ditte hanno paura che questi dati vengano usati contro di loro. Fin quando il difetto è attribuibile al cliente te lo comunicano, ma se li si chiama in causa sono molto più restie. Serve trasparenza".
21.01.2018


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