Le iniziative per rivitalizzare i paesini discosti
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Il rilancio dei villaggi
passa dal turismo
ANDREA STERN


Dalla Bbc al Daily Mail, da Hürriyet a Die Welt, il progetto di albergo diffuso a Corippo ha già fatto il giro del mondo e ha attirato visitatori nel paesino verzaschese ancor prima di aprire le sue porte. Che sia questa la ricetta per rilanciare le zone discoste? "L’estate scorsa l’osteria ha raddoppiato i suoi incassi e c’è stata anche parecchia gente che ha chiamato per prenotare una stanza - dice al Caffè l’architetto Fabio Giacomazzi, presidente della Fondazione Corippo 1975, soddisfatto dei primi riscontri di un progetto ancora solo sulla carta.
L’obiettivo è che la struttura alberghiera del comune meno popolato della Svizzera, 16 abitanti, possa aprire nella primavera 2019. Per farlo servono però ancora circa due milioni di franchi. "Abbiamo fatto una raccolta fondi nella regione e c’è stata una buona rispondenza – aggiunge Giacomazzi -, ma servono altri sponsor. Siamo in trattativa". L’albergo diffuso è un concetto che la fondazione ha "copiato" dall’Italia, che nel frattempo ha già suscitato l’interesse di altre piccole realtà montane svizzere alla ricerca di un rilancio. Perché i turisti non sono visti come un fine, bensì come un mezzo. "I proventi della struttura - evidenzia Giacomazzi - ci consentiranno di raggiungere il nostro scopo, che è rivalorizzare l’intero paese di Corippo e la sua zona circostante".
Altrove in Ticino c’è chi per ridare vita ai paesini punta invece su piccole ed economiche iniziative. Come a Palagnedra, paese di una sessantina di abitanti che negli ultimi anni ha conosciuto un importante ringiovanimento demografico. "Oggi vivono qui una dozzina tra bambini e adolescenti - nota soddisfatto Danilo Cau, trasportatore e promotori di iniziative per il tempo libero -. In fondo bastano piccole cose per creare vita in valle. Come ad esempio la pista di ghiaccio che abbiamo allestito l’inverno scorso e che è diventata un punto di ritrovo, e non solo per i ragazzini."
Cau, che vive a Palagnedra da 25 anni, cita poi il parco giochi, costruito cinque anni fa su iniziativa delle famiglie del posto, ma anche gli aperitivi, le serate e le feste. "Tutte cose semplici e familiari ma che contribuiscono a fare aggregazione", osserva. Piccole cose, dunque, per animare un paese. Ma Cau ha anche un sogno più grande. "Spero molto nel progetto di parco nazionale, sarebbe un’attrattiva e non comprometterebbe lo sviluppo della regione, anzi - dice -. Anche perché di alternative per rilanciare il turismo non ne abbiamo tante".
E allora, i turisti possono arrivare anche in un villaggio fantasma come La Presa, in Val Bavona. Abbandonato nel XVI secolo, giaceva in stato di abbandono finché l’architetto Germano Mattei ha deciso di recuperarlo. Ci sono voluti due decenni di lavoro, ma oggi lui stesso può fieramente accompagnare comitive di turisti desiderosi di ammirare questo paese imbalsamato. "Chi arriva da fuori rimane stupefatto che ci sia una realtà medievale così ben mantenuta - afferma Mattei -. La Presa non è abitabile poiché fuori zona edificabile. Ma il suo recupero rientra in un discorso di valorizzazione di cui non approfitta il singolo villaggio, bensì l’intera regione".

a.s.
04.02.2018


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