L'amara vicenda di un professore di Airolo
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Meno di tre lettere?
Allora paghi la tassa
ANDREA STERN


Gabriele Sabbioni vive ad Airolo ma è spesso fuori  casa. Ricercatore e professore di chimica e tossicologia, si divide tra Monaco di Baviera, Berna, Olivone e la Leventina. Per motivi di praticità si fa recapitare gli invii in una casella postale, ad Airolo, che "appartiene" alla sua famiglia da decenni. Ma in aprile ha trovato una brutta sorpresa: la Posta gli ha mandato la disdetta.
"Abbiamo verificato l’uso quotidiano delle singole caselle postali presso la filiale di Airolo - scrive la Posta a Sabbioni -. Durante l’analisi è stato rilevato che la vostra casella postale riceve un quantitativo limitato di invii (...). Vi inviamo pertanto la disdetta della vostra casella postale per il 30 giugno 2019".
La "colpa" del professore è quella di non ricevere abbastanza lettere. Alcuni giorni ne riceve parecchie, altri giorni nessuna. Un po’ come succede a qualsiasi comune mortale. Ma la Posta ha deciso che chi non raggiunge una media di almeno tre recapiti al giorno non ha più diritto ad avere una casella postale. O meglio, non ha più diritto ad avere una casella postale gratuita. Perché dietro pagamento di 240 franchi annui il "gigante giallo" si dice disposto a mantenere il servizio. "La Posta - spiega il portavoce Mauro Scossa, intende offrire i propri servizi anche in futuro a un buon rapporto qualità-prezzo. Per questo ottimizza i propri processi adattandoli alle esigenze attuali".
Fatto sta che la gratuità offriva senza dubbio un rapporto qualità-prezzo migliore. "E sul suo sito la Posta sostiene ancora oggi che le caselle postali sono gratuite - sottolinea Sabbioni -. Solo tra le postille si scopre che in realtà c’è un limite minimo di invii per poter beneficiare della gratuità. È un modo di fare disonesto".
La Posta dal canto suo sostiene che il calo di richiesta di caselle postali ha reso necessaria l’introduzione della tassa a carico di chi riceve meno di cinque invii indirizzati al giorno. Con un piccolo sconto per i "vecchi" clienti come il professore di Airolo, che possono beneficiare della gratuità anche solo con una media di tre lettere al giorno. "Negli ultimi anni il numero di caselle postali in Svizzera è stato ridotto a 323.700 - afferma Scossa -. Nonostante ciò oltre 156.000 sono inutilizzate per mancanza di domanda". Da qui la decisione di mantenere il servizio solo per chi lo usa assiduamente. "Vorremmo riservare le caselle postali gratuite solo ai  clienti che ne dimostrino l’effettiva esigenza" aggiunge il portavoce.
"Ma è la stessa Posta a limitare i recapiti nelle caselle postali e quindi renderle desuete - ribatte Sabbioni -. Fino a poco tempo fa, ad esempio, quando ricevevo un pacco venivo avvisato con una nota nella casella postale e poi lo ritiravo allo sportello. Oggi invece i pacchi mi vengono depositati davanti alla porta di casa, a libera disposizione di qualsiasi passante".  Certo, per raggiungere gli obiettivi fissati dalla Posta un trucchetto ci sarebbe. "Mi basterebbe - afferma Sabbioni - far arrivare montagne di invii pubblicitari". Ma chiaramente non sarebbe una soluzione ideale per nessuno.
Al professore di Airolo, come alle numerose altre persone colpite dalla decisione della Posta, non resta quindi che accettare di pagare. Oppure cercare di inventarsi qualche soluzione alternativa. "In ogni caso resta l’amarezza - conclude Sabbioni - di vedere il continuo peggioramento del servizio di un’azienda un tempo considerata un’eccellenza. Se non fosse perché in certi casi è ancora imprescindibile, verrebbe davvero voglia di abbandonarla".  a.s.
05.05.2019


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