Berna passa all'attacco contro i pericoli di flora e fauna
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Fauna e flora invasive
soffocano la Svizzera
PATRIZIA GUENZI


Prima le nostre piante e i nostri animali! In tempi di "primanostrismo" non è detto che sentiremo presto anche questa esclamazione. In questo caso, però, il pericolo di venire invasi da piante e bestiole "straniere" c’è. E di ritrovarsi un territorio colonizzato da specie di flora e fauna che potrebbero compromettere la nostra salute, quella del bestiame, delle infrastrutture e degli ecosistemi in generale.
Si va dal cencio molle all’astro lanceolato, dal corniolo serico all’erba grassa di Helms al poligono del Giappone. Magari hanno già messo le radici nei vostri giardini. Sono tra le tante specie che in futuro potrebbero diventare molto problematiche in Svizzera. Un esempio su tutte è la palma di Fortune, già presente al sud delle Alpi, non per niente detta anche palma "ticinese". Molto gradevole alla vista ma estremamente nociva. E sono tante le specie invasive presenti in Svizzera. Introdotte involontariamente o intenzionalmente dall’uomo poco importa. Stesso discorso per molti animali, come la coccinella asiatica, la tartaruga dalle orecchie rosse e la rana toro. E poi c’è il tarlo asiatico del fusto che attacca gli alberi sani, il calabrone asiatico, ormai a due passi dalla Svizzera, e lo scoiattolo grigio che in tutte le zone in cui è apparso ha provocato l’estinzione dello scoiattolo comune.
Piante e animali invasivi esotici e importati in Svizzera  dopo il 1492, che hanno la capacità di riprodursi in natura. Organismi in grado di diffondersi rapidamente e formare popolazioni estese. A livello mondiale, sono la principale causa di perdita di biodiversità poiché sottraggono spazio e nutrimento alle specie indigene. Evidente, dunque, la preoccupazione dell’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam) che da anni ha messo a punto una strategia per arginare il problema.
L’aumento delle specie invasive, spiegano gli esperti, è da ricollegare all’incremento dei flussi di merci e di persone in generale. Ogni specie ha il suo mezzo di trasporto. Il calabrone asiatico, ad esempio, sarebbe arrivato in Europa nei vasi in ceramica per il giardinaggio e la zanzara tigre probabilmente è stata importata dall’Asia, dentro pneumatici usati.
Tra gli animali anche curiosi da segnalare c’è la tartaruga dalle orecchie rosse. Una sottospecie della tartaruga palustre americana, una testuggine d’acqua dolce diurna, che in condizioni ottimali di cattività può vivere anche quarant’anni. Si è diffusa in Svizzera negli Anni ‘70 e ‘80 e piace per i bei colori sgargianti - le due macchie ai lati della testa - ma costituisce una grave minaccia per gli anfibi e gli insetti indigeni. Da qui la decisione dell’Ufam di metterla sotto sorveglianza. La si può adottare ma solo con un "contratto di uso in prestito". Un opuscolo spiega cosa fare in caso di ritrovamenti in natura. Occhi puntati pure sulla coccinella asiatica, una temibile concorrente per le specie indigene.
Il termine "biodiversità" si riferisce alle molteplici sfaccettature assunte dalla vita sulla Terra, alla ricchezza di specie animali e vegetali, alla diversità genetica all’interno delle specie e ai differenti tipi di habitat. In Svizzera circa il 35% delle specie studiate è considerato in pericolo, una proporzione che supera quella della maggior parte dei Paesi europei dovuta anche alla sua posizione.  p.g.
02.06.2019


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