function iscriviti() {window.open("http://ads.caffe.ch/ppl/","_blank","width=620,"menubar=no","resizable=no","scrollbars=no")};

Nuovi retroscena dall'inchiesta sui poliziotti
Immagini articolo
I profughi finiscono
nel "ring" di Ponte Brolla
MAURO SPIGNESI


Un luogo di periferia. E il sospetto di pratiche illegali. Al centro, la polizia e il dubbio che gli agenti usino violenza su alcuni fermati, in particolare profughi.  Il luogo è Ponte Brolla, pochi chilometri da Locarno, all'imbocco delle Terre di Pedemonte e della Valmaggia. Il procuratore capo John Noseda si è trovato nelle settimane scorse una patata bollente fra le mani. Tra le carte di due inchieste - le denunce di due profughi che accusano la polizia comunale di Locarno di averli malmenati -, fra una denuncia e l'altra, fra una testimonianza e l'altra, il magistrato si è trovato dinanzi un  quadro inquietante. Per ora solo un sospetto, anche se costruito su più indizi, il sospetto che sia prassi per la polizia - non solo quella Comunale ma forse anche per la Cantonale - trasportare alcuni fermati, i più violenti, i più ingestibili, magari perché ubriachi, in qualche luogo appartato di Ponte Brolla. E lì, "sedarli" con la violenza per poi lasciar loro smaltire rabbia e sbronza. Lontano dalla città.
Il sospetto alla magistratura - che al Caffè per ora si limite a dire "lasciateci lavorare con tranquillità" - il sospetto, dicevamo, è grave. Pesante. Nasce da episodi al centro entrambi di due inchieste scaturite da altrettante denunce. Di una le cronache hanno già parlato. Nella notte fra il 13 e il 14 giugno un profugo tunisino, stando al suo racconto, sarebbe stato picchiato da un agente della polizia Comunale di Locarno. Talmente malmenato da esser finito in ospedale con un braccio rotto. Il luogo del pestaggio? Ponte Brolla. L'agente (o forse entrambi gli agenti della pattuglia) è stato sospeso precauzionalmente dal servizio esterno in attesa dell'esito dell'inchiesta.
Ma per capire la gravità dell'episodio o, quantomeno delle delicate considerazioni fatte dal procuratore capo Noseda, bisogna tornare indietro di circa un mese. Al 21 di maggio. E raccontare un episodio sinora rimasto sconosciuto.
La notte di quel sabato Locarno era un pandemonio. La Notte bianca scatena da sempre disordini, intemperanze e violenze. Così è accaduto anche quella notte. In Citta Vecchia una rissa ha fatto accorrere due pattuglie. Una della Cantonale e una della Comunale. Su quest'ultima auto c'era uno dei due agenti che finirà sotto inchiesta il mese successivo, in giugno. Gli agenti sedano la rissa e caricano sulle loro macchine due profughi. Uno sta sul sedile posteriore dell'auto della Comunale, l'altro su quello della Cantonale. Manco a dirlo le due vetture imboccano via Vallemaggia e si dirigono verso Ponte Brolla. Sarà un caso? Molto probabilmente no, ha pensato e pensa il procuratore capo Noseda.
E forse ha ragione, ha ragione a voler indagare e capire il perché di questa prassi che, inevitabilmente, finisce con una denuncia con l'accusa di un pestaggio. Infatti quella notte qualcuno, una donna, a Ponte Brolla venne attirata dai lamenti di un uomo. Un  profugo. Era a terra, chiedeva aiuto. Era l'uomo caricato in Citta Vecchia sulla macchina della Comunale. Scatta l'esposto e scatta l'inchiesta. Sul tavolo della procura ora stanno i racconti dei due profughi e gli interrogatori degli agenti. Storie con tre denominatori comuni. L'agente della comunale che li ha trasportati dalla città in periferia, Ponte Brolla e l'accusa di violenza. I poliziotti della Cantonale, interrogati, ammettono solo il trasporto a Ponte Brolla e ne spiegano i motivi (non ci sono più celle pretoriali per i fermati, è necessario portarli lontani per far sbollire  la violenza). Quelli della Comunale negano di aver usato le mani. Quelli della Cantonale dicono di non aver assolutamente visto, nei minuti della loro permanenza a Ponte Brolla, alcuna violenza.
Fra i verbali emergono chiaramente, oltre ai sospetti sulla polizia, anche la tensione, i timori e la paura con cui devono fare i conti tutti i giorni, specialmente la notte, gli agenti di polizia. Ed emerge pure l'amarezza per accuse che vengono ritenute ingiuste, ingenerose e per la sensazione di non esser tutelati e difesi a sufficienza.mspignesi@caffe.ch
17.07.2011


Leggi in anteprima
le notizie del Caffè

LE FIRME DEL CAFFÈ
Loretta Napoleoni
Loretta Napoleoni
Falliti gli obiettivi Onu
su sostenibilità e salute
Lorenzo Cremonesi
Lorenzo Cremonesi
Nello scenario siriano
mani russe e iraniane
Guido Olimpio
Guido Olimpio
Anche la pista siriana
dietro la strage di Beirut
Filippo Ceccarelli
Filippo Ceccarelli
Il governo MaZinga
nella crisi dell'Italia
Luigi Bonanate
Luigi Bonanate
Primavera di tensioni
per quattro leader
Elisabetta Moro
Elisabetta Moro
Un viaggio tra i popoli
sull'idea del nuovo inizio
Luca Mercalli
Luca Mercalli
Confinamento più efficace
dei negoziati dell'Onu
Chiara Saraceno
Chiara Saraceno
Si pensi anche ai costi
causati da altre limitazioni

IT Illustrazione
Cover stories
Sfoglia l'archivio »
La lettura
Leggi »
Instant book
Leggi »
I racconti
Leggi »
Altre
pubblicazioni


Per le tue vacanze
scopri il Ticino
Vai al sito »



Vai al sito »



Le infografie


I video della settimana
Inviate i vostri video a caffe@caffe.ch

Armenia,
l’opposizione
in piazza
contro il governo

L’omaggio
dei moscoviti
a Boris
Nemtsov

DIREZIONE, REDAZIONE
E PUBBLICITÀ

via B. Luini 19 6600 Locarno
Svizzera

caffe@caffe.ch
+41 (0)91 756 24 00