Atteso da Berna l'ok per conservare specialità operatorie
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La chirurgia complessa
forse resterà in Ticino
PATRIZIA GUENZI


Previsioni e umori sono radicalmente mutati all'interno dell'Ente ospedaliero cantonale (Eoc). Dopo i timori di quest'estate per il no di Berna al mantenimento in Ticino, a Bellinzona e a Lugano, delle specialità relative alla cosiddetta "chirugia viscerale complessa", ora le cose sembrano prendere un'altra piega. Si attende, a settimane, una nuova risposta da Berna e questa volta, dato il cambio di strategia dell'Ente, il sì al mantenimento dovrebbe essere assicurato. Ma ai vertici dell'Eoc bocche cucite: "Il cantone sta facendo tutto il possibile per mantenere le specialità in Ticino", dice il direttore, Giorgio Pellanda.
I numeri, altrimenti detti massa critica, ci sono, stando alle registrazioni del 2012, ma soprattutto la richiesta ticinese risponde a precisi e importanti criteri di qualità, avendo previsto di accorpare, sta qui il cambio di strategia dell'Eoc, tutta la "chirurgia viscerale complessa" in una struttura unica, al Civico di Lugano. Ed è quel che accade, tanto per fare qualche esempio, a Lucerna, San Gallo, Argovia.
Fra qualche settimana, dunque, dovrebbe giungere la risposta da Berna e in molti, all'interno dell'Ente, danno per scontato il sì. A Lugano già esistono alcune particolari specialità: neurochirurgia vascolare, ictus, politraumi. E, per quanto riguarda le sottospecialità della "chirurgia viscerale complessa", al Civico c'è già la "chirurgia del retto". Da qui la risposta a quelle richieste di qualità e di eccellenza che Berna richiede, non solo al Ticino ma a tutti i cantoni.
Se da Berna la risposta sarà affermativa, il cantone potrà mantenere oltre alla "rettale", anche la chirurgia complessa del fegato e del pancreas. Più difficile sarà il sì alla chirurgia dell'obesità. Necessari almeno 30 casi l'anno, una soglia però non raggiunta in Ticino. Mentre per quanto riguarda la chirurgia complessa dell'esofago, che interviene su casi molto particolari e rari, la richiesta non è nemmeno stata avanzata. La soglia minima è di 15 casi, in Ticino non se ne registrano nemmeno dieci. Se lo scoglio di Berna - o, per meglio dire, quello dell'organo nazionale Mas, acronimo di Medicina altamente specializzata - è stato superato, si è ancora in mezzo alle nebbie delle polemiche locali. Bellinzona di fatto non accetta la concentrazione a Lugano della "chirurgia viscerale complessa". Prova n'è un burrascoso incontro fra i primari del San Giovanni e il consiglio di amministrazione dell'Ente svoltosi una quindicina di giorni fa.
Ma pure all'interno dello stesso Eoc non esiste una visione unitaria. Soprattutto non si è ancora potuta tracciare una vera e propria strategia. Se la direzione dell'Ente è convinta della bontà della scelta fatta - in previsione della creazione di un ospedale cantonale che la maggioranza vede e vorrebbe nel Luganese - il consiglio di amministrazione (quindi organo di stampo politico) è diviso. Le ragioni di razionalità sanitaria non si sposano con la politica, tesa ad accontentare tutti. Forse anche quando non è possibile. Come in questo caso. p.g.
04.11.2012


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