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Bellinzani ha superato più di 1000 cime senza una gamba
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"Per me scalare
è la rivincita sulla vita"
CAROLINA CENNI


successo tutto in una frazione di secondo. Ma non una qualsiasi. È quella che ti cambierà per sempre la vita. Il buio, l'ansia, il panico. Da lì in poi ci saranno un prima e un dopo. Due vite, due persone. Aveva 21 anni Oliviero Bellinzani, impiegato 58enne di Brenta, nell'Alto Varesotto, quando finì con la sua moto sotto a un camion. Un gravissimo incidente stradale: la gamba sinistra amputata all'altezza superiore della coscia. Nel punto più alto. Oggi, Oliviero è un esperto scalatore, al suo attivo oltre mille cime, scalate in parte  assieme alla sua compagna che abita a Locarno. "La montagna è stata una riabilitazione", dice orgoglioso. In rete lo chiamano "l'uomo con le ali".
Ventenne, l'idea di sopravvivere per altri sessant'anni vegetando non piaceva per niente a Bellinzani. "In quel periodo - ricorda -, parliamo degli anni '70, la disabilità era ancora vista come un handicap. Qualcosa da nascondere. Per fortuna me ne sono fregato e, seppur con mille difficoltà e contro tutti, ho inseguito il mio sogno: scalare montagne".
Già, basta una frazione di secondo per cambiare la vita di una persona, per mandare all'aria sogni e progetti di un giovane. Un attimo e il mondo ti crolla addosso. Ma Oliviero non si dà per vinto e quella stessa estate pensa ad una nuova vita. "Mordevo il freno e quando ho detto a mia madre che avrei scalato la sua risposta è stata: ma non ti sembra di averne avute già abbastanza? Perché vai a cercarti altre rogne?". Oliviero si trova a dover fare i conti con tante persone, anche familiari, che vedevano un disabile come un uomo finito. Ma riesce a convincere tutti che può farcela. Una bella lotta. Oltre a quella gamba in meno, c'erano problemi anche ad una spalla. Funzionava a malapena. Ancora oggi gli crea grosse difficoltà nel movimento. Ciò nonostante, "l'uomo con le ali" ha scalato più di mille cime, di cui 300 ticinesi. Più di quanto una persona normodotata possa sognarsi di fare in tutta una vita. "Delle montagne ticinesi adoro l'essenza selvaggia - dice Bellinzani -. Per me significa avventura, l'ignoto mi affascina. Cercare, scoprire, provare emozioni sempre diverse mi fa sentire vivo. E più la salita è dura e più mi piace". Bellinzani conosce tutte le vette varesine più importanti e quasi tutti i tremila metri ticinesi. Li ha scalati con la sua Manuela, che condivide la stessa passione. E non si accontenta mai: "Vado alla ricerca anche di montagne senza nome, poco conosciute e in Ticino ce ne sono parecchie. Luoghi dove trovo un rapporto stretto, intenso e intimo tra me e la montagna. Rapporto per il quale vale la pena vivere. È stato così quella volta in cui sono arrivato sulla cima del Cervino: la salita che mi ha emozionato di più e mi ha fatto piangere. Da sempre era il mio sogno e ci sono riuscito senza una gamba".
Per fare certe arrampicate occorrono  volontà d'acciaio ed eccellente forma fisica. Tant'è che, tempo permettendo, lui va in montagna tutti i weekend, quando può anche durante la settimana. Oltre venticinque ore settimanali nella bella stagione, tra camminata classica, impegnativa e arrampicata. È chiaro che la sua conoscenza ed esperienza dei monti è particolare. Ecco perché l'anno scorso ha scritto, assieme ad un amico, la prima guida escursionistica-alpinistica realizzata da un disabile per normodotati. Per escursionisti, quindi, che hanno e usano entrambe le gambe. Il titolo è: "Prealpi lombarde centrali", il secondo volume è incentrato sulla provincia di Varese, Como e il basso Ticino. Da dicembre Bellinzani è anche portabandiera e testimonial per l'Italia della start-up luganese SwissLeg, azienda che si propone di fornire protesi a basso costo agli amputati del Terzo Mondo. Protesi di alta qualità, ma a prezzi bassissimi, per ridare speranza e qualità di vita a chi vive lontano dal nostro benessere. Scopo che a lui è  subito piaciuto, sia per la sua vicenda personale che per la possibilità di dare nuova vita ad altre persone condannate all'infermità e probabilmente anche all'emarginazione.
Quando gli si chiede cosa consiglierebbe oggi a quel ragazzo di 21 anni che si era svegliato senza una gamba in una stanzetta d'ospedale o a chi sta affrontando una storia simile, Bellinzani non ha dubbi: "Bisogna dimenticare ciò che si è stati fino a quel momento, perché se si continua a pensare a ciò che si era non si potrà essere più nulla. D'altronde non sarà mai la stessa cosa". Quindi è necessario visualizzare ciò che si potrà diventare. La sua è la testimonianza che anche dopo un'amputazione importante la vita ha ancora tantissimo da dare. Un futuro da vivere soprattutto. "Ciò che io volevo a 21 anni era proprio un futuro - conclude -. E ce l'ho ancora oggi, così come ho un passato che non è solo quello di prima dell'incidente. Bisogna cercare la forza per andare avanti e impegnarsi in qualcosa che possa accrescere l'autostima. Dopo una menomazione di questo tipo, un crollo psichico e la depressione sono dietro l'angolo. E vi assicuro che non sono facili da superare. Ma la mia storia può essere d'esempio: come ce l'ho fatta io, possono farcela molti altri".

ccenni@caffe.ch
@simplypeperosa
09.03.2014


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