La storia di Giovanni Galli e dei suoi ragazzi super intelligenti
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"Così faccio lezione
ai genietti incompresi"
MAURO SPIGNESI


Ha incontrato un bimbo di quattro anni che sapeva già leggere. E un altro che in un attimo risolveva problemi complessi. "Quando sei davanti a loro resti stupito, spiazzato, sorpreso dalle risposte che ti danno. Un allievo, ad esempio, conosce a memoria i numeri e gli itinerari dei bus pubblici, è una sua passione". Giovanni Galli, psicologo e psicopedagogista, da oltre 15 anni si occupa di bambini particolari: i "genietti", quelli che hanno un quoziente di intelligenza oltre la media, classificati come "soggetti ad alto potenziale cognitivo". Un termine scientifico che Galli spiega raccontando una storia: "Una volta un bimbo in seconda elementare ha chiesto al maestro quanto facesse 5 diviso 2. E l'insegnante, vista l'età, gli ha detto che non era possibile fare quell'operazione. Lui, a casa, si è messo a fare i calcoli usando le monete e ha diviso 5 franchi in 2 e 50. Grazie alla sua intelligenza ha risolto il problema intuitivamente".
Eppure chi è troppo intelligente diventa spesso un problema. A casa, come a scuola. Perché si annoia subito, apprende rapidamente e quando i professori ritornano su certi concetti per fissarli lui è già oltre. "Alcuni di loro in queste situazioni sviluppano un disagio che li rende aggressivi, perdono gli stimoli necessari per stare attenti, o vivono un malessere interiore che va governato". I bambini ad alto potenziale cognitivo non sempre sono i primi della classe, anzi molte volte diventano un problema e devono essere seguiti da un insegnante di sostegno. Alcuni di loro, addirittura, fanno finta di avere difficoltà in certe materie per rimettersi in linea con gli altri compagni, pur di non apparire come dei "saputelli", passare per "secchioni" e, dunque, venire in qualche modo discriminati.
Galli ci lavora da anni, dividendosi tra la scuola pubblica e il suo studio privato. "La prima volta che ho incontrato uno di questi bambini - racconta Galli - non capivo esattamente chi avessi davanti. Io, da allora sono passati 15 anni, lavoravo con chi aveva difficoltà di apprendimento. I genietti, invece, li chiamavano precoci, c'era da spaventarsi a vedere bimbi di 4 anni leggere bene. I genitori mi dicevano: ma a te sembra normale? No che non è normale. Da lì ho cominciavo a interessarmi, perché avevo capito che mi si era aperto davanti un mondo affascinante. Mi sono appassionato e ho cominciato a prendere contatti con specialisti, a leggere molto, soprattutto testi francesi, e a fare corsi e ricerca. Così sono arrivate altre famiglie per una consulenza. Ma anche diversi maestri, perché la scuola che spesso viene reputata poco attenta a certe problematiche, è invece sensibile. Gli insegnanti capivano che da soli non sarebbero riusciti a gestire certe situazioni.".
Galli ha svolto una lunga ricerca sui bambini ad alto potenziale cognitivo. In Ticino, secondo le statistiche, il 2,28 per cento della popolazione scolastica, cioè poco meno di 800 studenti delle scuole dell'obbligo, ha una intelligenza più spiccata dei loro compagni e raggiunge un quoziente di 130 punti. "Ma secondo me sono molti di più - spiega Galli - perché esiste una zona sensibile dai 125 punti in su. E i ragazzi che la possiedono vanno presi in considerazione. Magari quando è stato effettuato il test la "misurazione" non è stata fedele. Mi spiego: se uno sportivo fa il salto in alto ed è bravo, non sempre supera l'asticella, ma potenzialmente lo può fare. E poi viviamo in una società dove i bambini sono molto stimolati, ricevono segnali in continuazione, soprattutto adesso che tutti sanno maneggiare le nuove tecnologie informatiche".
Galli incontra molti bambini che divorano un libro dietro l'altro, che si appassionano a storie fantasy, altri che leggono testi scientifici. "Quando un bimbo legge tanto i genitori cominciano a preoccuparsi. Molti vengono da me e io cerco di capire, perché ogni caso fa storia a sé.  Ad esempio, ho conosciuto bimbi che invece non leggevano nulla. Molti erano dislessici ma ad alto potenziale cognitivo, tanti in quarta o in quinta elementare.  È una diagnosi difficile da fare, perché con la loro intelligenza riescono a nascondere la dislessia. E con loro occorre molto tatto, tanta sensibilità".
In Ticino già da molto tempo a studenti considerati precoci dopo un test viene consentito di saltare una classe. Sono meno di venti e hanno una capacità d'apprendimento superiore agli altri e la scuola tende ad evitare che queste loro potenzialità possano in qualche modo essere ostacolate. "Chi possiede un alto potenziale cognitivo ha bisogno di un suo percorso scolastico. Quasi un adattamento. Con i bambini con cui lavoro svolgo attività di stimolazione e cerco di migliorare alcuni aspetti della concentrazione. Alcuni li vedo privatamente in studio dove faccio diagnosi e consulenza. Devo dire che hanno una grande curiosità, devi sostenere questa loro sete di conoscenza, lavorare sugli aspetti strumentali: organizzazione, attenzione, concentrazione, programmazione. Perché loro possono sapere un sacco di cose, ma non essere in grado di  sistematizzare a queste conoscenze. Così, magari, faccio svolgere una ricerca, non necessariamente scritta, perché si può lavorare a livello fotografico. Poi punto all'organizzazione delle idee, dove vedo che sovente peccano. Per spiegare questa situazione uso spesso l'immagine del puzzle: loro ne hanno in testa uno da 1000 pezzi ed è più difficile comporlo, rispetto ai loro compagni che ne hanno uno da 10. C'è ansia da prestazione, possono sbagliare di più".

mspignesi@caffe.ch
@maurospignesi
22.03.2015


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