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La storia di Rolando Alberti, ex dirigente d'azienda
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"Non sopportavo più
giacca e cravatta"
MASSIMO SCHIRA


Cosa spinge un dirigente d'azienda alla soglia dei cinquant'anni a mollare tutto e dedicarsi allo sport al 100%? Secondo Rolando Alberti, 52 anni, sono soprattutto la passione e la voglia di prendere in mano la propria vita ad averlo indotto - nel 2010 - ad abbandonare su due piedi la sua attività professionale nel campo delle start-up. Una scelta per certi versi radicale, in primo luogo perché oggi, Alberti a Lugano si ritrova in un inedito ruolo che coniuga la figura del manager, dell'allenatore e dell'atleta vero e proprio nella categoria "master" del Crossfit, una delle discipline più importanti al mondo tra gli sport legati al fitness. "Ero stufo della giacca e della cravatta... Non ne potevo davvero più. Facevo una vita molto poco sana, faticavo anche solo a salire una rampa di scale - racconta lisciandosi la folta barba che garantisce un tocco retrò ad un fisico da gladiatore -. Mi sono guardato dentro e ho detto basta, anche perché in azienda erano in atto cambiamenti che non mi andavano giù. Ed eccomi qua..."
Dopo aver frequentato palestre di tipo standard e aver attraversato un periodo piuttosto difficile sul piano personale, Alberti "incappa" in quella che sarebbe diventata la sua vera passione. Quasi una ragione di vita. Il Crossfit, disciplina nata e cresciuta negli Stati Uniti che impone allenamenti piuttosto brevi, ma molto intensi e ripetuti. "Si porta in pratica il percorso vita dentro il box, cioè dentro la palestra del Crossfit - osserva Alberti -. Si tratta di una specialità molto variata, che cinque o sei anni fa ha attirato subito la mia attenzione. Portandomi fino al certificato di trainer e alla nascita del progetto Crossfit Lugano con Niccolò Fox. Oggi questa mia passione è diventata la mia professione. Ed è anche un lavoro che mi permette di mettere a frutto i miei trascorsi professionali nel ruolo di manager del box luganese".
L'integrazione di diverse discipline in un contesto di "comunità sportiva" è probabilmente l'aspetto che maggiormente ha colpito negli anni Rolando Alberti. Che spiega di sentirsi particolarmente fortunato per essere riuscito a fare della propria passione un lavoro. "Quando sei nel meccanismo di un'azienda tradizionale, contano ormai solo i profitti - osserva -. Perdi di vista la visione globale delle cose. Ti ritrovi circondato solo da interessi economici. I dirigenti e il team di lavoro sono certamente brave persone, ma hanno una vita propria di cui non sai nulla o magari non ti importa neanche più di tanto. Mi sono sentito solo. Oggi, invece, quando vado al lavoro sono circondato da amici veri e la mia è una professione che va molto al di là del semplice far star bene il cliente. La disciplina che pratico è molto dura e non concede scorciatoie. Per questo si creano dinamiche di gruppo molto profonde, in cui il primo aiuta sempre l'ultimo. Sì, sono fortunato".
Basta dare un'occhiata dentro il box, nella palestra, per capire cosa intenda Alberti. Per gli esercizi del Crossfit si usano pesi, si salgono corde, si ripetono esercizi agli anelli, si balza sui cassoni. "È uno sport propedeutico alle altre discipline - conferma Alberti, lesto a vestire i panni dell'istruttore -. Dalla maratona alla pallavolo, con gli esercizi si raggiunge un miglioramento generale della performance. Soprattutto grazie all'integrazione di diverse specialità. Si capisce come diventare il più performante possibile in tutte le attività quotidiane. Per capirci, correre 5 chilometri in 20 minuti non è una prestazione da competitore. Ma se la abbini alla capacità di sollevare determinati pesi, ecco che quando devi portare le casse dell'acqua minerale per 4 piani di scale, di problemi non ne esistono".
Fa davvero un certo effetto essere seduti accanto a questo omone barbuto che ti racconta, cuore in mano, come ha raggiunto il suo stato di serenità attuale. Una serenità che gli leggi in faccia, nei gesti. Nella calma di quando spiega che con l'attività fisica intensa che fa, ora riesce a rimanere calmo anche quando è in fila all'ufficio postale. Perché, spiega, l'importante è raggiungere il proprio obiettivo. Poco importa quanto ci vuole. Ma guai a far marcia indietro. "È uno degli insegnamenti che ho appreso dal mio sport - precisa -, perché in palestra si condividono esperienze tutto sommato intime, situazioni difficili da ritrovare all'esterno. Ciò si trasforma in un senso di comunità piuttosto forte. Credo di aver fatto una sorta di percorso di umanizzazione molto interessante in questi anni di Crossfit. Perché si attraversano le sconfitte e grandi sforzi per arrivare al risultato. I primi mesi è veramente dura allenarsi, ma poi i risultati ti mostrano come, con l'umiltà, si possono raggiungere tutti gli obiettivi. Ho trovato nello sport un'umiltà che spesso non si vede nella vita quotidiana". Quel che è certo, come istruttore e come atleta, Rolando Alberti ha sviluppato chiare doti di leadership nel suo ambiente sportivo e professionale. "Sarà perché sono più vecchio degli altri (sorride), ma mi ritrovo sempre più spesso nel ruolo di arbitro, di ambasciatore quasi - conclude -. Ogni tanto allenarsi per le gare che disputo in giro per l'Europa è dura. Perché l'allenamento dell'atleta è diverso da quello del frequentatore della palestra tout-court. Però poi quando sono libero di fare gli esercizi quotidiani, mi diverto un sacco. E questa è la cosa principale. Mi sento molto meglio di come mi sentivo prima, questo è poco ma sicuro. Poter inseguire la propria passione è un passo che consiglio per evitare, un giorno, di doversi voltare indietro e..."

mschira@caffe.ch
@MassimoSchira
28.06.2015


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