La storia di Daniel Schürch, municipale di Boudry
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"Sono controcorrente,
chiedo più asilanti"
PATRIZIA GUENZI


Solidarietà, assistenza e condivisione. Ma anche partecipazione, scambio e ascolto. Sono i pilastri su cui poggia la personalità di Daniel Schürch, municipale socialista a Boudry, cittadina di poco più di 5mila abitanti nel canton Neuchâtel. Strenuo difensore dell'accoglienza degli stranieri, Schürch, 53 anni, è convinto che anche i rifugiati siano una risorsa per la Svizzera, in grado di contribuire alla ricchezza del Paese. Perciò ne vorrebbe molti di più. "Mi rendo conto di essere  un politico controcorrente, ma chiedo più asilanti", afferma convinto, il tono della voce calmo, pronto a fare una lunga chiacchierata per spiegare le sue ragioni e difendere il centro di accoglienza di Perreux, uno spazio di 35 ettari nei pressi della foresta con vista sul lago di Neuchâtel, a un tiro di schioppo da Boudry. Attualmente ospita 180 rifugiati che lieviteranno a 450 nel 2017 se Perreux diventerà il più grande centro della Confederazione nella Svizzera romanda.
Cortese e disponibile, occhialini sul viso gioviale, Schürch sposato, quattro figli, ammette di essere una mosca bianca nel panorama politico nazionale. "Abbiamo zero problemi con i rifugiati - spiega facendo uno strano calcolo -. E un domani, anche se ne avessimo il doppio, zero moltiplicato per due fa comunque sempre zero". Nel centro di Perreux alloggiano soprattutto eritrei e siriani. "Sono persone a modo, famiglie con bambini - riprende -. Sono traumatizzati ma contenti di essere ancora vivi". Schürch non sopporta chi continua a ripetere che la maggior parte sono rifugiati economici, interessati ad una vita migliore. "Ma anche se fosse? Noi non vorremmo avere più comodità, più soldi, un lavoro e la possibilità di dar da mangiare tutti i giorni ai nostri figli? Mi chiedo che male ci sia a desiderare una vita migliore". Schürch è consapevole di andare controcorrente. "Alla maggior parte dei miei colleghi di municipio avere un centro di accoglienza a due passi dà il mal di stomaco. Perché qui e non altrove, piagnucolano".
D'altro canto, andare controcorrente gli è venuto facile sin da giovane. Era il 1979 quando Schürch s'è fatto sei mesi di prigione per aver rifiutato il servizio militare. Il desiderio di mettersi a disposizione del prossimo l'aveva quasi convinto, malgrado il diploma di agricoltore in tasca, a partire all'estero e lavorare per un'organizzazione no profit. Poi, alcuni incontri, l'hanno invece spinto a intraprendere un diploma di docente socioprofessionale. Ha lavorato con gli alcolizzati, oggi è impegnato con i tossicodipendenti. Dal 2012 è responsabile dei dicasteri sicurezza pubblica, servizi amministrativi e finanze. Testardo, convinto della bontà delle proprie idee, Schürch non ha paura di parlare chiaro. "Accoglienza significa anche consentire a queste persone di vivere in maniera dignitosa - nota -. Quindi alloggi confortevoli, non baracche calde d'estate e fredde d'inverno. Mettiamoci nei loro panni".
Da un po' il municipio di Boudry ha organizzato una collaborazione con il centro per impiegare gli asilanti in lavori di pubblica utilità: pulire le fontane, i parchi e raccogliere i rifiuti buttati per terra. "Toglie un po' di lavoro agli impiegati comunali che non riescono ad arrivare dappertutto; i rifugiati guadagnano 30 franchi al giorno e gli abitanti sono contenti perché li vedono occupati", sottolinea Schürch. Una misura per evitare spiacevoli episodi. Infatti, nel centro di Perreux non è sempre andato tutto bene. Quattro anni fa, ci sono stati momenti di tensione. "Era mal organizzato. Si accoglievano persone appena arrivate in Svizzera, altre in attesa di una decisione e richiedenti respinti. Una situazione tutt'altro che ideale. Il Cantone, che ne era responsabile, mancava di esperienza. È capitato che alcuni rifugiati espulsi dal centro occupassero delle roulotte, compiendo anche dei furti. Gli abitanti, comprensibilmente, ne avevano abbastanza".
Il centro viene chiuso e riaperto nel 2014, ma sotto la responsabilità della Confederazione, in collaborazione con il Comune e il Cantone. Prima però bisogna convincere la popolazione. "All'incontro c'erano da una parte i rappresentanti comunali, del Cantone e dell'Ufficio della migrazione, dall'altra circa 400 abitanti. Prevedevo discussioni accese. Invece, dopo aver spiegato la nuova organizzazione del centro i cittadini presenti hanno apprezzato e ci hanno dato fiducia. È stato un bel momento di scambio". La nuova organizzazione prevedeva l'accoglienza solo di richiedenti appena giunti in Svizzera, regole più severe e rientro alle 17 di sera e picchetti della Securitas nelle zone più sensibili. "Da lì in poi non c'è più stato alcun problema - ripete -. È importante non fare discorsi catastrofisti, non creare inutili ansie e paure nella popolazione. Questo sì che sarebbe controproducente. Invece, molti politici, spalleggiati da alcuni media, inculcano un sentimento di insicurezza nei cittadini. A forza di dire che niente va bene le persone ci credono".
Schürch è una persona positiva, vede il bicchiere mezzo pieno. D'altro canto è riuscito a convincere tutto l'esecutivo, a maggioranza di destra, della bontà di avere un centro di accoglienza a due passi. "Se i rifugiati aumenteranno serviranno traduttori, impiegati d'ufficio, agenti di sicurezza. Tutto ciò rimpinguerà le casse del comune. Vede perché io insisto nel dire che i rifugiati sono anche una risorsa?".

pguenzi@caffe.ch
@PatriziaGuenzi
06.09.2015


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