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Nuovi retroscena dopo la confessione di un pentito calabrese
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"Tanti pregiudicati
hanno il permesso"
ALESSIA TRUZZOLILLO, DA LAMEZIA TERME


C’è un "passepartout" semplice per prendere la residenza in Ticino, anche per un pregiudicato. La chiave ha un nome e un cognome, per ora sconosciuto. Ed è quello di un funzionario cantonale. A lui si sarebbe rivolto Gennaro Pulice, pluripregiudicato legato alla cosca di ’ndrangheta Iannazzo-Cannizzaro-Daponte di Lamezia Terme. A lui, racconta al sostituto procuratore calabrese Elio Romano durante un interrogatorio, di cui hanno riferito a febbraio i quotidiani calabresi e ieri, sabato,  il Corriere del Ticino, avrebbe versato una tangente: "Ho preso la residenza a Lugano nel 2013 pagando una mazzetta perché io… un pregiudicato non può prendere la residenza in Svizzera". Il magistrato a quel punto ha insistito, voleva saperne di più.
"Dico, la mazzetta a chi l’avete pagata?", chiede a Pulice il sostituto procuratore.
"A un funzionario", risponde lui.
"Della Svizzera…", dice Romano.
"Sì, di origine calabrese", precisa Pulice.
Che subito aggiunge: "Siamo in tanti ad avere questo permesso, tanti pregiudicati abbiamo il permesso lì eh".
Il pubblico ministero, a quel punto, vuol sapere il nome del funzionario. Ma il collaboratore dice di non ricordare, sa di averlo scritto da qualche parte, quel nome è tra le sue carte. "Ce l’ho scritto", spiega, tra i contatti forniti dalla fitta rete che la criminalità calabrese intesse ovunque. E poi aggiunge che si riserva di riferire il nome ai magistrati italiani mentre, da parte del Ministero pubblico, come da parte dell’amministrazione cantonale, potrebbero partire a breve accertamenti per scoprire l’identità di quest’uomo. Anche se il ministro Norman Gobbi ha escluso, in una dichiarazione a Radio3i, che un funzionario di origini calabresi si sia occupato del caso. Per Gobbi, il pentito ha mentito sull’autocertificazione.
Ma chi è Gennaro Pulice? Finito in manette a maggio del 2015 nel corso dell’operazione Andromeda,  condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro contro una potente cosca di Lamezia,  Pulice ha deciso di saltare il fosso poco dopo l’arresto e di dichiararsi pentito. La scorsa estate le sue rivelazioni hanno riempito centinaia di pagine di verbali, depositate agli atti di un processo che avrà inizio a luglio. Gennaro Pulice, 38 anni, nato in Calabria e ancora residente nel canton Lucerna, esattamente a Ruswil, non è un semplice "guappo" al servizio delle cosche. Pulice è il prototipo del mafioso 2.0, con la pistola sotto la giacca e la valigetta 24 ore di pelle. Elemento di spicco di quella che i magistrati calabresi hanno definito "la mafia imprenditrice", vanta una laurea in legge e una in scienze giuridiche. Ma l’apparenza inganna. Perché Pulice è anche un killer. Il primo omicidio, di una lunga serie, lo ha commesso per vendicare la morte del padre. "Avevo meno di 16 anni", racconta. Poi è cresciuto. Ha condotto affari sporchi, ha aperto imprese, gestito estorsioni in Calabria fino al 2012, quando chiude con i Cannizzaro e si reca in Piemonte. Da qui il passo per la Svizzera, che avverrà un anno dopo, è breve. L’uomo si insedia in Ticino. Apre la Pulice Consulting, società di consulenza legale, e la Set Suisse, fallita a dicembre 2014, poco dopo avere ricevuto la soffiata di un suo possibile arresto. Le società panamensi sono mie, il bar a Lugano è mio, io ho il mobilificio, ho lo studio di progettazione, ho fatto tanto", racconta ai magistrati. Nei suoi confronti, scrive il CdT, il ministero pubblico ha aperto un procedimento per truffa e falsità in documenti dopo una segnalazione della Sezione lavoro.
19.06.2016


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