In fase di sperimentazione una moneta virtuale locale
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"Ho creato i TicinoCoin
per aiutare chi è in crisi"
MAURO SPIGNESI


I Bitcoin sono i più celebri, quelli conosciuti a livello internazionale. Ma è sul piano locale che si registra un’autentica moltiplicazione di valute virtuali, un fenomeno che sta diventando virale e che guarda al futuro ma vuole anche trovare radici nel territorio. Ed ecco allora che se la Scozia ha il suo Scotcoin, l’Islanda l’Auroracoin, la Francia ha il suo Bonus, la Grecia il Tem e la Spagna, anzi la Catalogna l’Eco, la Sardegna ha lanciato in tutta Europa il suo Sardex, nato nel 2009 che già compare in bilanci di aziende e nel circuito commerciale istituzionale. Piccole e grandi patrie creano la loro moneta. Attualmente si contano circa cinquemila valute locali, che puntano a creare movimento e ridare una spinta a realtà messe in ginocchio e che si stanno risollevando con fatica dalla crisi economica del 2008. In questa corsa alla valuta locale e alternativa a quella nazionale, oltre il Lema di Losanna e Ginevra, il Farinet del Vallese, c’è anche il Ticino. Da un anno, infatti, esiste il TicinoCoin, moneta virtuale appunto basata sulla tecnologia Bitcoin che si chiama Blockchain. "Per ora abbiamo solo creato una pagina su Facebook, senza pubblicizzarla, perché prima di mettere a punto una strategia di sviluppo vogliamo capire innanzitutto che impatto, ma soprattutto che potenzialità può avere il TicinoCoin", spiega Michele Fiscalini, che insieme a Claudio Rossini di Faido, esperto informatico e programmatore, ha creato appunto la moneta virtuale ticinese. "È nato - spiega - tutto quasi per caso durante un incontro, poi siamo andati avanti e abbiamo provato a scambiarci i TicinoCoin. Infine abbiamo creato la pagina su Facebook, ma senza clamore, lavorando assolutamente sottotraccia".
Fiscalini, fin dall’inizio, ha avuto una idea. E cioè non avere unicamente una moneta di scambio con un uso quasi classico di questo strumento economico, come già succede in moltissime realtà europee, ma legarla a una iniziativa concreta per aiutare chi è in difficoltà. "Mi piacerebbe - spiega - capire se si può usare il TicinoCoin per finanziare un progetto pilota tutto ticinese, cioè limitato sin dall’inizio alla nostra area geografica, legato al reddito di base incondizionato. Potrebbe essere un modo per finanziare questa proposta, senza pesare troppo sulle spalle dello Stato". In pratica, secondo Fiscalini e la sua equipe di lavoro, grazie alla tecnologia utilizzata per "minare" i TicinoCoin si risparmierebbero costi amministrativi e inoltre ogni transazione sarebbe trasparente, sicura e verificabile da tutti. "L’utilizzo della tecnologia che ci ha consentito di produrre il TicinoCoin - spiega ancora Fiscalini - potrebbe essere limitata e legata a servizi e prodotti ticinesi, favorendo quindi l’economia locale. Esistono già terminali che i commercianti potrebbero utilizzare per incassare i TicinoCoin".
La proposta dunque esiste. Quello che dovrebbe cadere per farla camminare con le proprie gambe è una certa resistenza, una buona dose di sospetto e paura, una percezione negativa diffusa che poi è anche alla base del mancato sviluppo dei Bitcoin in molte realtà.
E questo nonostante molte banche abbiano studiato a fondo il fenomeno e in alcuni casi abbiamo anche apprezzato questa moneta alternativa, che tuttavia ha una particolare volatilità e spesso è oggetto di manovre speculative. Ma che la valuta virtuale sia interessante e affascini lo dimostra il fatto che ancor prima della nascita dei TicinoCoin, attraverso una interrogazione al Municipio di Mendrisio, i consiglieri comunali dei verdi Claudia Crivelli Barella e Andrea Stephani insieme a Françoise Gehring (Sinistra) avevano chiesto di introdurre una moneta cittadina, chiamata Ndrisiome. E questo un po’ sulla scia dell’esperienza maturata nelle diverse località europee. Ma anche elvetiche, visto che una moneta virtuale come il Farinet, che circola in Vallese ha scavalcato la frontiera ed è arrivata in Francia. In questi due anni di attività il Farinet, che è nato nel 2015, è scambiato da oltre trecento fra imprese e negozi. Molti di più sono invece le attività economiche e i singoli correntisti che utilizzano la più antica moneta virtuale, il Wir, che esiste fin dal 1934, ha una banca tutta sua e viene impiegata complessivamente da oltre 62mila imprese, per un movimento che corrisponde circa all’1 per cento del Pil elvetico.
"La moneta virtuale, e io - spiega ancora Fiscalini - mi sono occupato a lungo di Bitcoin anche partecipando a una associazione ticinese e curando la sistemazione dei distributori automatici, ha un futuro. Basta crederci. Certo poi, come nel caso dei nostri TicinoCoin, per farli camminare, andare avanti e sviluppare il progetto servirebbe anche l’analisi di un esperto economista. Io vedo soltanto il potenziale di questa valuta".
29.01.2017


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