Mentre Isis perde terreno e forza crescono gli attentati
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Il Califfo capitola
ma non all'estero
LORETTA NAPOLEONI


Tre estati fa, in una battaglia storica, lo Stato islamico conquistava Mosul e annetteva al Califfato una grossa fetta dell’Iraq. Realizzava così parte del suo sogno politico: creare una nazione nuova in Iraq. Già, poiché l’anima dell’Isis è fortemente irachena, anche se per farla sbocciare si è dovuto attraversare il confine disegnato da francesi ed inglesi per andare a combattere in Siria una guerra per procura al soldo dei Paesi del Golfo. Oggi quello Stato in Iraq non esiste più, le truppe del Califfato sono state ricacciate indietro ed hanno dovuto ancora una volta attraversare il tanto odiato confine tra Siria ed Iraq.
È chiaro dunque che la sconfitta di Mosul pesa come un macigno sulla coscienza di chi è alla guida di ciò che rimane dello Stato islamico. Una sconfitta che simboleggia l’inevitabile declino del fenomeno Isis ma che allo stesso tempo può diventare la motivazione per cui il sogno nazionalista dei jihadisti iracheni non svanirà neppure di fronte alla sconfitta militare. In Medio oriente c’è chi dice che l’Isis ha sette vite come i gatti, sicuramente fino ad oggi questa organizzazione ha dato prova di grande resistenza ed immaginazione,  è stata capace di reincarnarsi e rinascere sempre più forte. È successo nel 2010 potrebbe accadere di nuovo.
Fino ad oggi il nucleo centrale e storico dell’Isis è stato in grado di usare stratagemmi e meccanismi nuovi per autofinanziarsi, per allargare il raggio di buttata dell’attività di reclutamento e per riproporre alla nebula del jihadismo una visione rivoluzionaria, nazionalista ed estremamente fondamentalista dell’assetto politico del Medio oriente.
Oggi in Siria ed in Iraq l’Isis si lecca le ferite ma non è morta. Lo Stato islamico ha perso il primato militare e l’hanno costretto ad arretrare, a trincerarsi in un triangolo di terra tra i due grandi fiumi della regione, il Tigris e l’Eufrate, lungo il confine tra la Siria e l’Iraq, in una terra che ironicamente ha dato la vita alla nostra civiltà, l’antica Assiria. A giudicare però dai titoli sulle prime pagine dei giornali del mondo questa debolezza è più che compensata dall’effetto prodotto dal proliferarsi degli attacchi terroristi in Africa, in Asia ed in Europa. Questa settimana è stata la volta del Burkina Faso, dove un commando di jihadisti ha ucciso 17 persone nella capitale, Ouagadougou. Poi è toccato a Barcellona, il primo attentato dalla strage della stazione di Atocha a Madrid nel 2004. Ed ancora il giorno dopo ecco nuovi attentati in Finlandia ed in Germania condotti all’arma bianca, con semplici coltelli. Risultato non si parla più della capitolazione di Mosul, l’Isis è tornata a riempire la prime pagine dei giornali firmando la condanna a morte di decine di civili, ha ripreso a terrorizzare il mondo!
Tutto ciò fa parte di un piano strategico di lungo periodo. Più di un anno fa al Baghdadi, il califfo, lanciò un appello al mondo jihadista in terre straniere incitando i propri seguaci a non correre in difesa del Califfato ma a starsene a casa per pianificare attacchi terroristi a livello locale. Si trattò di una vera inversione a U, fino ad allora il messaggio martellante che aveva raggiunto i potenziali jihadisti stranieri era stato di fare i bagagli e partire alla volta di al Sham, l’antico nome della Siria, per diventare cittadini attivi dello Stato islamico. Il terrorista locale era una professione per chi non aveva i mezzi o il coraggio di imbarcarsi verso la nuova nazione, un’occupazione di seconda categoria.
Con il senno di poi diventa evidente quale fosse il piano d’azione del califfo e dei suoi fedelissimi collaboratori, di fronte all’inevitabile capitolazione in Iraq ed in parte della Siria, l’intensificarsi dell’attività jihadista all’estero avrebbe mantenuto in vita l’ideologia dell’Isis fino a quando le sue forze sarebbero in grado di lanciare un’offensiva militare tanto poderosa quanto quella del 2014. Per ora questa strategia funziona e la risposta incerta dei governi occidentali di fronte alla nuova ondata di terrore in casa loro sembra proprio confermare questa agghiacciante conclusione.

l.n.
20.08.2017


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