L'esperta Napoleoni spiega come reagire agli attentati
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Contro il terrorismo
risposta transnazionale
LORETTA NAPOLEONI


L’attentato di Barcellona è il settimo dall’inizio dell’anno condotto utilizzando un furgoncino per falciare la folla. È questa la nuova modalità del terrorismo del fondamentalismo islamico in Europa? Sicuramente è quella meno costosa e più facile da imbastire. Sembra infatti che il piano originario del gruppo di terroristi che hanno colpito questa settimana la Catalogna fosse un altro. Volevano riempire i furgoncini di bombole del gas e farli esplodere, possibilmente lungo le Ramblas. Ma nella notte di mercoledi qualcosa non ha funzionato e l’abitazione ad Alcanar, una cittadina sulla costa a sud di Barcellona, dove si stavano preparando gli ordigni è saltata in aria. A quel punto deve essere scattato il piano B.
Se l’anti-terrorismo spagnolo confermerà questa ricostruzione allora ci troviamo di fronte ad un attacco che si prevedeva fosse di scala molto più grande di quello avvenuto, un atto più complesso e che ha richiesto una pianificazione diversa e maggiore professionalità. Se vogliamo tracciare un parallelo piuttosto che con l’attentato di Nizza, dove venne usato un camion, dobbiamo farlo con quello di Parigi contro Charlie Hebdo. A Barcellona, infatti, gli attentatori erano almeno 12 ed avevano pianificato più di un attacco. A differenza di Parigi, però, a Barcellona i terroristi erano solo ragazzi, quasi tutti tra i 18 ed i 28 anni d’età, troppo giovani per essere stati formati sui cambi di battaglia dell’Isis. La loro radicalizzazione era sicuramente avvenuta in Europa e la professionalità era stata acquisita in rete.
Nei prossimi mesi la ricostruzione di quanto è avvenuto a Barcellona sarà cruciale per poter stabilire se ci troviamo di fronte all’ennesima mutazione del terrorismo jihadista in Europa. Cosa vuol dire? Che accanto al lupo solitario che usa il coltello sta nascendo un network di gruppi che utilizza metodologie molto più pericolose per pianificare attentati più spettacolari.
Di fronte a queste metamorfosi diventa sempre più difficile applicare il modello dell’anti-terrorismo tradizionale, e cioè limitato ai confini nazionali. Mentre è improbabile che il lupo solitario faccia parte di un network internazionale è molto probabile che gruppi di giovani jihadisti si muovano all’interno di una nebula del terrore europea. La risposta, dunque, deve essere transnazionale e questo è un ostacolo che non sarà facile superare dal momento che nessun governo vuole delegare la sicurezza nazionale a forze straniere.
Eppure nel contesto attuale è facile intuire i vantaggi che un organo transnazionale, al di sopra degli organi nazionali, rappresenterebbe per la lotta contro il terrorismo del fondamentalismo islamico. In assenza di tutto ciò, ahimé, dobbiamo prepararci ad altri attentati come quello di Barcellona in Europa e nel resto del mondo occidentale.
20.08.2017


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