Come sta cambiando la strategia dei lupi solitari dell'Isis
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Il terrore si alimenta
con coltelli e machete


Si passa dalle bombe ai coltelli, dalle auto ai furgoni lanciati a tutta velocità sulla folla, e poi si ritorna ai coltelli. Anzi ai machete. C’è un’alternanza che segue uno schema preciso nella strategia del terrore dell’Isis. Basta pensare agli ultimi attacchi, a Bruxelles e a Londra, ma prima ancora ad Amburgo. Lupi solitari chiamati a muoversi attraversi appelli che passano da internet. Obiettivo numero uno: attaccare i poliziotti, creare un clima di incertezza, far lievitare la percezione della paura e dell’insicurezza. È questo che vuole l’Isis.
Intanto a Bruxelles e Londra hanno colpito con i  coltelli come è avvenuto in altre circostanze, ad esempio nella stessa Londra e ad Amburgo. Una strategia nuova, anzi vecchia che ritorna sistematicamente all’improvviso, quando non si possono organizzare attentati come quello avvenuto a Barcellona.
E a proposito di Barcellona, ieri, sabato, c’era anche il re di Spagna Filippo VI, con il premier Mariano Rajoy e il presidente catalano Carles Puigdemont al corteo (nella foto a sinistra) che ha attraversato i luoghi dell’attentato della cellula dell’Isis che ha portato morte e terrore sulle Ramblas. La manifestazione, alla quale ha partecipato mezzo milione di persone, si è aperta con un unico, enorme striscione bianco con la scritta "No Tinc Por", e cioè non ho paura. Lo striscione è stato portato da 75 rappresentanti dei servizi di sicurezza.


L’attacco in Belgio
"Rimane un caso isolato"
Indagini dopo l’agguato
L’aggressione è arrivata alle 20.30 di venerdì scorso, quando un uomo, un somalo di 30 anni, si è scagliato contro due soldati armato con un coltellaccio, probabilmente un machete, al grido di  "Allah Akhbar". I due hanno riportato ferite giudicate dai medici non gravi, uno al volto e l’altro a una mano. È successo nel centro di Bruxelles non lontano dalla Gran Place. I militari facevano parte di una pattuglia in servizio antiterrorismo che proprio nei fine settimana viene intensificato. I militari hanno sparato colpendo il somalo in più parti del corpo. L’aggressore è stato trasferito in ospedale dove poi è morto. Il Belgio è da tempo in massima allerta dopo gli attentati che lo hanno colpito e soprattutto dopo che sono state scoperte diverse cellule legate a movimenti e gruppi radicali, alcune direttamente al Califfato. "I primi elementi che abbiamo indicano che si tratta di un atto isolato e di una persona isolata", ha detto il sindaco di Bruxelles, Philippe Close. La magistratura indaga con l’ipotesi di reato di terrorismo.


L’aggressione in Inghilterra
L’inchiesta vuole chiarire possibili legami con l’Isis
La nuova strategia dell’Isis chiama all’azione i "lupi solitari", simpatizzanti o radicalizzati che non fanno parte dei commando. Gente che può agire senza dovere necessariamente fare i conti con covi o altre esigenze logistiche. E così a poche ore dall’attacco di Bruxelles ne è seguito un secondo a Londra. Anche qui, a quanto hanno riferito i giornali, l’uomo che venerdì   scorso si è scagliato contro tre agenti di polizia non lontano da Buckingham Palace avrebbe gridato "Allah Akhbar". E come in Belgio, dove le indagini vanno avanti nel più stretto riserbo, anche in Gran Bretagna si indaga per terrorismo. L’uomo, 25 anni, originario della città di Luton (50 minuti da Londra in pullman), è stato fermato per un controllo, ha spiegato Scotland Yard. Sul sedile dell’auto aveva "una spada lunga un metro", hanno raccontato gli agenti. Dopo l’aggressione, la fuga. E infine il fermo, non lontano appunto da Buckingham Palace. Si cerca ora di capire se l’uomo ha legami con cellule dell’Isis.


L’irruzione ad Amburgo
Quel machete al market era una spia da cogliere
Ma prima ancora di Londra e di Bruxelles in questa estate di terrore, un altro attentato simile era stato registrato in un supermercato ad Amburgo. A fine luglio un giovane era entrato in un supermarket armato con un machete e aveva ucciso un uomo di 50 anni e ferito diverse altre persone, cinque in modo serio. Era probabilmente un segnale, una spia di come sta cambiando la strategia del Califfato e di cosa chiede ora ai suoi "lupi solitari". Le indagini ad Amburgo stanno andando avanti. Anche in questo caso l’attentatore avrebbe gridato "Allah Akhbar". Si è trattato, ha scoperto la polizia, di un palestinese di 26enne originario degli Emirati Arabi. Gli era stata rifiutata la richiesta d’asilo in Germania. La sua fuga era stata bloccata da un gruppo di clienti del supermarket, tra i quali anche un tunisino che lo aveva colpito con una sedia. Secondo quanto è emerso in queste settimane il giovane "aveva contatti con ambienti salafiti". Era considerato "un caso sospetto" dopo la sua "radicalizzazione religiosa".
27.08.2017


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