Il "padronato" di Neuchâtel sulla "paga cantonale"
"Nessuna rivoluzione
con il salario minimo"
MASSIMO SCHIRA


Non hanno certo fatto i salti di gioia, ma nemmeno hanno dipinto scenari da catastrofe. Camera di commercio e Associazione industriali del canton Neuchâtel hanno reagito tutto sommato con calma e toni moderati alla notizia che il salario minimo cantonale sarebbe diventato realtà. "Ci eravamo opposti al principio generale proposto nel 2011, ma poi la popolazione ha deciso di accettarlo in votazione - spiega Florian Néméti, direttore della Camera di commercio e dell’industria neocastellana -. La scelta è quindi stata quella di non inoltrare opposizione alla legge, perché, tutto sommato, i membri della Camera di commercio non sono coinvolti. Tutte le aziende o quasi hanno un contratto collettivo e i salari sono fortunatamente superiori a quelli minimi fissati dalla legge. Nessuna rivoluzione in vista, insomma".
Stessa musica nelle parole dell’Associazione degli industriali e del padronato (Aip), soprattutto perché le cifre in gioco sono modeste. "Dal punto di vista delle industrie la situazione, anche con l’obbligo di rispettare questo salario minimo, non è problematica - osserva il presidente dell’Aip, Raymond Stauffer -. Se si poteva evitare, sarebbe stato meglio, ma comprendiamo che il tema della pressione sui salari è molto percepito in tutta la Svizzera. L’insistenza di sinistra e sindacati ci dà un po’ fastidio, ma in definitiva non è niente di tragico…".
Un problema, comunque, il padronato lo sottolinea, perché se, da un lato, la legge è ormai ancorata alla Costituzione, d’altra parte c’è margine di manovra nella sua applicazione. "Vorremmo vedere un’applicazione pragmatica delle nuove norme - prosegue Néméti -. Soprattutto per quanto concerne gli adeguamenti annuali legati all’inflazione e all’evoluzione dei prezzi al consumo. L’automatismo non ci piace troppo. Il rischio dal nostro punto di vista è che questi adeguamenti portino il livello del salario minimo cantonale al di sopra di quello fissato nei contratti collettivi. Sarebbe problematico capire come regolarsi. Per evitare che ci siano effetti collaterali indesiderati sta comunque lavorando una commissione tripartita, che troverà di certo una soluzione".
Secondo Raymond Stauffer, che la tendenza per il salario minimo cantonale sarà al rialzo è chiaro fin da subito. "Sento già le rivendicazioni dei sindacati - commenta sarcastico il presidente degli industriali -, di sicuro non diminuirà… Detto questo l’impatto è piuttosto moderato, quindi non ci sono particolari problemi in vista per l’industria, settore che, però, per essere efficiente ha bisogno di flessibilità. È essenziale per essere e restare competitivi, perché il contesto in cui ci muoviamo è sempre più complesso, specie sul piano internazionale".
Florian Néméti sottolinea infine come Neuchâtel sia uno dei cantoni svizzeri in cui sono in vigore il maggior numero di contratti collettivi nelle aziende. "Questa situazione, tra le altre cose, ha fatto sì che il fronte dei contrari al salario minimo cantonale fosse limitato anche negli ambienti economici - conclude il direttore della Camera di commercio -. Anche perché nella legge sono inserite alcune eccezioni logiche, come quelle per il settore agricolo e vitivinicolo e per gli studesnti che lavorano d’estate part-time".

m.s.
17.09.2017


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