Il ministro neocastellano sullo stipendio cantonale base
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"Con il salario minimo
due milioni di risparmi"
MASSIMO SCHIRA


Dallo scorso 4 agosto, ognuno degli oltre 80mila lavoratori del canton Neuchâtel può pretendere un salario minimo di 20 franchi l’ora. Risultato di una votazione popolare del 2011, la decisione di fissare una base salariale nella Costituzione cantonale è stata da poco "vidimata" anche dal Tribunale federale, chiamato ad esprimersi sull’approccio che le autorità neocastellane hanno dato alla nuova legge dopo una serie di ricorsi inoltrati da ambienti vicini al mondo economico. A spiegare al Caffè come si è arrivati a questa "prima" a livello nazionale è Jean-Nathanaël Karakash, consigliere di Stato di Neuchâtel e responsabile del Dipartimento dell’economia e dell’azione sociale. "La via del salario minimo cantonale non è stata imboccata per far fronte a particolari emergenze - osserva -. A Neuchâtel dal profilo salariale non ci sono più difficoltà che in altri cantoni, non c’è un problema specifico alla base. È stata più che altro una precisa volontà politica per limitare il fenomeno dei salari particolarmente bassi".
Che impatto economico avrà questa novità?
"L’aggravio sulla massa salariale versata dalle imprese sarà di 7,1 milioni, ossia lo 0,17% della massa salariale globale versata. Poca cosa, insomma. E il padronato concorda. Il Cantone, invece, dovrebbe risparmiare circa 2 milioni oggi versati per l’aiuto sociale. Vorrei però aggiungere che il principio è più importante delle cifre in questo caso".
Il percorso d’avvicinamento al salario minimo è comunque stato laborioso, non crede?
"Beh, del tema si parlava ormai dal 2000, quando una prima proposta in parlamento non aveva trovato sbocchi concreti. Soprattutto perché si pensava che le misure d’accompagnamento agli accordi bilaterali sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Ue avrebbero permesso una crescita dei salari più bassi".
Non è successo?
"Diciamo che il percorso è stato più complicato di quanto previsto. Intendiamoci, le misure d’accompagnamento hanno avuto effetti apprezzabili, ma non tutti i casi legati a salari particolarmente ‘esposti’ sono stati risolti".
Si è quindi deciso di riproporre il salario minimo come legge costituzionale. Quali effetti vi attendete?
"L’intervento politico è stato per certi versi necessario per tutelare i più deboli. L’attenzione alle tematiche sociali è sempre stata storicamente alta nel canton Neuchâtel. Con questa misura ci aspettiamo di dare una mano alle fasce più a rischio. Anche se siamo consapevoli che non si tratta della panacea di tutti i mali".
Cosa intende dire?
"È chiaro che qualcosa in più in busta paga fa piacere. Ma guadagnare 3’400 o 3’500 franchi al mese non è comunque molto. Specie per quanto riguarda le famiglie. Uno degli obiettivi è di sostenere in particolare le persone che vivono da sole, che vedranno migliorare la loro condizione. Oggi, pur lavorando al 100%, molte di queste persone fanno parecchia fatica".
Il fenomeno dei "working poors" è molto radicato nel cantone?
"Le dimensioni del fenomeno dei salari bassi sono chiare: si tratta di 2.700 persone che lavorano, ma sono pagate meno di 20 franchi l’ora; 1.700 donne e 1.000 uomini.  Non è corretto che un’impresa o un datore di lavoro versi salari non sufficienti a vivere".
Anche nel canton Neuchâtel vivete a stretto contatto con la manodopera frontaliera. Ciò ha avuto un effetto sulle vostre scelte?
"La situazione è diversa rispetto a quella ticinese, intanto perché ai nostri confini non c’è un agglomerato delle dimensioni di Milano. Detto questo, credo che tutt’al più la condizione di cantone di frontiera abbia avuto un ‘impatto ambientale’. Facendo adottare il salario minimo come una sorta di misura preventiva. Nei fatti, però, non ha avuto un impatto, perché solo il 2% delle 2.700 persone oggi sottopagate nel cantone sono frontalieri".
Oggi i lavoratori neocastellani possono pretendere in realtà 19,70 franchi l’ora, perché?
"La legge prevede che i 20 franchi siano aggiornati in modo automatico una volta l’anno, ad agosto (per determinare i valori obbligatori del gennaio successivo) in base all’inflazione e all’evoluzione dei prezzi al consumo)".

mschira@caffe.ch
17.09.2017


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