Salario minimo e precariato raccontati da un impiegato
"Per 180 ore di lavoro
2'000 franchi al mese"
MAURO SPIGNESI


Era stato assunto al 70 per cento, ma in realtà lavorava al cento per cento. "E per 180 ore di lavoro prendevo poco più di duemila e 200 franchi al mese", racconta Giovanni S., 33 anni, impiegato per oltre un anno in una azienda del settore delle costruzioni del Mendrisiotto. Ora Giovanni è alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. "Non era più possibile andare avanti, altro che salario minimo, qui si rischiava di fare la fame". La sua storia è simile a quella di tanti altri lavoratori soprattutto nel settore dell’edilizia e del commercio al dettaglio, quelli più sotto pressione, in particolare in distretti dove l’economia sta attraversando una fase delicata come nel Mendrisiotto appunto.
"Quando ho sottoscritto il contratto - racconta Giovanni - sono partito dal 70 per cento con la promessa da parte del titolare dell’impresa che gradualmente sarei arrivato al cento. Poi ho ottenuto una serie di benefit che puntualmente non sono mai arrivati. Naturalmente in questa progressione dell’orario doveva seguire anche quella del salario. Invece sin da subito il lavoro è stato totale, tutta la settimana in ufficio mentre la paga non mutava. Io sono andato avanti perché mi piace il lavoro, perché pensi che devi guadagnarti da vivere e perché in fondo sei fiducioso, ottimista per il domani. Così continui, tiri dritto giorno dopo giorno sino a quando non ti fermi e cominci a pensare che no, così proprio non va". Giovanni si è rivolto al sindacato Ocst che lo assistito nella vertenza. "Gli impegni si mantengono - spiega - e ora io spero che arrivi il salario minimo perché evita le situazioni che ho vissuto io".

m.sp.
17.09.2017


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