I retroscena dell'appalto fuorilegge che inguaia la politica
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"Col titolare di Argo
nemmeno una birra"
R.C.


Era il 6 giugno, saranno state le 12, quando Paolo Beltraminelli, capo del  Dipartimento della sanità e della socialità, fece il nome della responsabile del Servizio richiedenti l’asilo. Quella C.F., compagna di vita del presidente del Partito popolare democratico (Ppd), Fiorenzo Dadò, oggi al centro dell’inchiesta amministrativa ordinata in settimana dal governo dopo che la magistratura l’ha interrogata una decina di giorni fa e giovedì ha emesso un decreto d’abbadono. La vicenda è quella dell’appalto irregolare di oltre tre milioni di franchi, dal 2014 e per tre anni circa, affidato alla ditta Argo1 per la gestione della sicurezza nei centri profughi.  
C.F. non è una semplice impiegata del Dipartimento. Non è un semplice e qualunque funzionario, come in questi giorni qualcuno lascia intendere forse per sminuire gli ultimi fatti emersi oggetto dell’interrogatorio in procura. Ovvero una vacanza a Bormio, nell’ottobre 2014 con il compagno Dadò. Una breve vacanza suggerita, prenotata e in parte pagata (150 euro su un totale di quasi 1’300) dal titolare di Argo1, Marco Sansonetti. La ditta cioè sulla quale oggi s’indaga cercando di capire come e perché i vertici del Dipartimento, il livello immediatamente inferiore al ministro Beltraminelli, abbiano concesso un così ricco incarico senza alcuna ufficializzazione da parte del governo. Un incarico concesso nel settembre 2014 con tre mesi di prova, quindi proprio un mese prima la vacanza che oggi imbarazza C.F., Dadò, il Ppd e l’intera classe politica. Una coincidenza "ingombrante" che inevitabilmente getta ulteriori ombre su quell’appalto milionario irregolare. Sulle ragioni cioè di quella macroscopica irregolarità.
Ma torniamo al mattino del 6 giugno. Beltraminelli si trovava davanti alla Sottocommissione vigilianza che, coordinata dal deputato plrt Alex Farinelli, stava da giorni interrogando i protagonisti della vicenda: il ministro e i suoi funzionari, ma non C.F.. A quest’ultima ne accennò comunque Beltraminelli, spiegando che la funzionaria di fatto un ruolo lo aveva avuto nell’affaire Argo1. E diversamente non avrebbe potuto essere essendo la donna responsabile di quell’importante Ufficio che gestiva il collocamento dei profughi. "Dal 2010 sia Claudio Blotti (ndr. capo della Divisione azione sociale), sia Renato Scheurer (ndr. responsabile dell’Ufficio del sostegno sociale) che C.F. sono stati attivi nel mio Dipartimento", così disse a verbale Beltraminelli.
Quel 6 giugno il ministro citò i tre funzionari proprio per sottolineare sia il loro ruolo sia la provata esperienza nell’amministrazione cantonale. "Al momento del mio arrivo erano già lì". Ma è solo con Blotti e Scheurer che il ministro disse di avere avuto regolari contatti per la gestione dei Centri. "Il Servizio richiedenti l’asilo mi ha dato le informazioni necessarie per quel che dovevo sapere io. C’è un capo servizio, che è la signora C.F., ma con me non parla molto".
Perchè mai Beltraminelli fece questa precisazione? Un interrogativo che quel 6 giugno si pose anche Farinelli: "Perchè mai con lei non parla molto?". Beltraminelli spiegò: "È il terzo livello della scala gerarchica. Io devo avere un rapporto chiaro di linea, altrimenti si fa confusione".
Sul ruolo non secondario della caposervizio C.F. nei rapporti con Argo1, quindi con il titolare Marco Sansonetti che per mesi fu l’unico referente, parlò diffusamente a verbale il capo dell’Ufficio del sostegno sociale, Renato Scheurer: "Al momento in cui i profughi sono stati portati nel Centro di Lodano, il capo Divisione Claudio Blotti, la caposervizio C.F. ed io ci siamo mossi per cercare una nuova collocazione che andava individuata e preparata. Poi bisognava predisporre il trasferimento. Ed io, Blotti e C.F. non avevamo solo questo da fare".
Renato Scheurer - era il 23 maggio quando rispose alla Sottocomissione di vigilanza - specificò e sottolineò: "Tengo a precisare che io e Sansonetti, il titolare di Argo1, non ci conosciamo. Lui fa il suo mestiere. Io lo conosco dal punto di vista professionale e basta. Non andiamo a bere la birra insieme". Precisazioni, queste ultime, che assumono una diversa luce e un particolare spessore per l’inchiesta amministrativa annunciata nei giorni scorsi dal governo. Scheurer sembra quasi voler mettere le mani avanti, frapponendo una... adeguata distanza fra lui e Sansonetti. "Non  andiamo a bere la birra insieme" precisò coi commissari.
Ma c’è di più. A Renato Scheurer venne chiesto se altri nel suo ufficio intrattenevano relazioni con Sansonetti. Una domanda precisa, quasi a voler sgombrare il campo da ogni sospetto di inopportune relazioni. Scheurer rispose: "Secondo me no". Ma Scheurer si sbagliava. Dalla sua secca risposta sembrerebbe che nulla sapesse degli amichevoli contatti fra la sua caposervizio, C.F., e il titolare di Argo1. Tanto amichevoli, infatti, da spingere Sansonetti ad anticipare all’albergo 150 euro (pare abbiano coperto l’equivalente del costo di due cene) per la breve vacanza a Bormio di C.F. con Fiorenzo Dadò.

r.c.
24.09.2017


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