Pistole e fucili sempre più spesso nel bottino dei ladri
"In un anno sparite
921 armi da fuoco"
MAURO SPIGNESI


Al di là dei registri, al di là dei controlli e delle polemiche, restano i furti. Perché fucili e pistole sono pezzi di refurtiva importanti per i ladri. Tanto è vero che fra il 2015 e il 2016 sono state rubate 29 tra pistole e fucili, mentre a livello nazionale le armi rubate sono state 921. Buona parte, a quanto è emerso, sono state sottratte durante furti nelle case. Si tratta di 562 pistole, 154 fucili, 101 revolver, 33 pistole da tiro sportivo, 29 armi ad aria compressa, 16 carabine militari, 15 mitraglie e 11 pistole a salve. Ed è Svitto con 127 armi rubate il cantone dove i ladri si sono dati più da fare. Queste pistole e fucili poi vanno al mercato nero. E poi riemergono. Magari per un delitto o una sparatoria. Oppure, come è capitato, nelle tasche di rapinatori che arrivano dall’Est dove il commercio illegale è in mano mafia balcana.
Pistole, fucili e mitra, poi, alimentano il mercato clandestino lungo la linea di frontiera. In particolare vengono contrabbandate armi militari. Lo storico Peter Hug tempo fa ha calcolato che negli anni sono state distribuite su scala nazionale qualcosa come 1,3 milioni di fucili da guerra, oltre 200mila sarebbero finiti all’estero. Tanto è vero che in diverse inchieste su mafia e ‘ndrangheta in Italia sono spuntati mitra i pistola militari in uso all’esercito rossocrociato. Un anno fa, ad esempio, era emerso che il clan dei Ferrazzo, una ‘ndrina operativa nella provincia di Crotone, era cliente abituale del bazar clandestino elvetico delle armi. Lo hanno ricordato i giudici calabresi nelle loro sentenze, spiegando che la banda ha punti di riferimento "a Lavena Ponte Tresa, nonché in altri comuni del confine italo-svizzero e nella stessa Svizzera".
24.09.2017


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