Maggiore severità per combattere la violenza domestica
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Terapia e bracciale
contro le botte in casa
PATRIZIA GUENZI


In Svizzera la coppia uccide. Lo scorso anno diciotto donne sono morte per le botte del loro partner. Una su cinque subisce violenza fisica o sessuale almeno una volta nella sua vita per mano del compagno, del coniuge o dell’ex. Numeri che fanno riflettere e che hanno spinto alcuni politici a proporre un inasprimento della legge, con la messa in pratica di misure come l’allontanamento sistematico da casa del colpevole per almeno trenta giorni, l’obbligo di seguire una terapia e il bracciale elettronico.  
In realtà, alcuni Cantoni hanno da tempo già messo in campo misure più severe. In Ticino - la polizia interviene in media più di due volte al giorno per situazioni di violenza domestica - dal 2008 è stata introdotta la misura di polizia di allontanamento del coniuge violento. Nei prossimi mesi si tornerà a parlare dell’argomento. "Ma in discussione non c’è certo né un sostegno riabilitativo obbligatorio né l’utilizzo del bracciale elettronico", precisa Michela Delcò Petralli, parlamentare dei Verdi , che già nel 2012 chiedeva al Consiglio di Stato di prevedere per tutti i coniugi violenti, indipendentemente da un’eventuale sanzione penale, queste due misure. "Oltre ad adottare uno strumento diagnostico per valutare il potenziale di recidiva e il grado di rischio futuro per la vittima - aggiunge -, che possa orientare l’autorità penale sulla presa di misure preventive nei confronti della coppia".  
Delcò Petralli sottolinea soprattutto la latitanza del Cantone "che nell’ambito della prevenzione da anni non fa nulla. Mentre sarebbe compito suo  organizzare delle campagne di sensibilizzazione, sui rischi della violenza in famiglia e sull’importanza in generale del rispetto nei confronti dell’altro", spiega. E così, i privati hanno deciso di far da sé. Per il 2018 un gruppo di associazioni attive nell’ambito del sostegno familiare e sociale sta infatti preparando uno spot televisivo, che sarà trasmesso alla Rsi, per sensibilizzare il pubblico sul fenomeno della violenza domestica. Vi sarà anche un sito internet e una App con le principali informazioni sui servizi per le vittime e gli autori di violenza domestica.
Negli anni Novanta in Ticino sono nate due case di accoglienza delle vittime che garantiscono protezione e opportunità a donne sole o con figli che subiscono violenza. Mentre negli ultimi 15 anni è cambiata la legislazione a livello federale e cantonale, che prevede l’introduzione della perseguibilità d’ufficio di un importante numero di reati, l’adozione della Legge sulle vittime di reati e misure di allontanamento. Recentemente è stata ratificata anche dalla Svizzera la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica - Convenzione di Istanbul 2011- che implicherà un impegno maggiore a livello nazionale sul piano della prevenzione. In Ticino l’Ufficio di Patronato mette a disposizione uno spazio di ascolto, di confronto e di sostegno sociale, operando nell’ambito penale e post-penale. Un servizio che serve per prevenire gli atti di violenza verbale o fisica tra le mura domestiche.
Ma intanto, la coppia continua ad uccidere. A spingere ulteriori misure per contrastare il fenomeno anche Claire Attinger Doepper, granconsigliere socialista vodese e presidente della Commissione della politica familiare, che biasima il poco interesse di alcuni politici su questo fronte e auspica che "in Svizzera la si smetta finalmente di ritenere sacrosanta la sfera privata anche di fronte a fatti di violenza gravi; un atteggiamento che di fatto impedisce interventi esterni. Allontanare il colpevole mi sembra il minimo e anche obbligarlo a un colloquio tererapeutico prima di incontrare il giudice, quando è ancora un presunto colpevole. Se poi la legge federale sarà modificata l’autore della violenza, se particolarmente grave, potrà essere costretto ad indossare il bracciale elettronico". Un’ottima idea, quest’ultima, sostenuta anche da Delcò Petralli.
A tuttoggi soltanto Neuchâtel, Ginevra e Zurigo hanno adottato le misure auspicate dalla parlamentare Attinger Doepper, che conclude: "Ricordiamoci che la violenza domestica non è un affare privato, ma concerne tutta la società".

p.g.
24.09.2017


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