Il presidente di Gastroticino su vino e birra ai giovani
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"Noi non speculiamo
sulla salute dei minori"
MASSIMO SCHIRA


Quello del consumo di alcol da parte di giovani nei locali pubblici è un tema capace di tornare d’attualità con preoccupante puntualità. Anche perché molti test d’acquisto svolti a livello nazionale (vedi articolo principale) segnalano come bar e ristoranti restino molto a rischio, con una facilità d’accesso  agli alcolici da parte dei minorenni sempre piuttosto marcata. "La nostra capacità di prevenzione sta arrivando onestamente al suo limite. O poco ci manca - spiega Massimo Suter, presidente di Gastroticino -. Ci siamo molto impegnati nella prevenzione negli ultimi anni, in ogni locale il volantinaggio sul tema alcol e minorenni è sempre ben visibile e l’attività di sensibilizzazione del personale nei corsi di formazione non si è mai fermata. Ci si accusa di voler guadagnare speculando sulla pelle dei minorenni, ma non è così. Un bar guadagna anche  (forse di più) vendendo una Coca Cola, non solo vendendo una birra".
Malgrado gli sforzi, insomma, si fatica a venire a capo di quello che appare come un trend visibile su tutto il territorio nazionale. Per chi si trova confrontato con il problema, però, la ricerca delle soluzioni appare complessa. "Serve maggiore autoresponsabilizzazione del singolo, anche attraverso l’educazione in casa - sottolinea ancora Suter -. Noi non abbiamo influenza su quel che accade fuori dai locali pubblici e il più delle volte i minorenni arrivano già ‘alterati’, ad esempio, nei bar. Ma alla fine sembra che si siano ubriacati nei locali, mentre invece il problema va ricercato sugli scaffali dei grandi magazzini".
Secondo Suter, il controllo totale su quanto si vende in bar e ristoranti è praticamente impossibile. "Qualcosa può sempre sfuggire, anche perché moltii giovani hanno caratteristiche ‘morfologiche’ che suggeriscono che abbiano già superato i 18 anni - aggiunge -. Sono diventati difficili da riconoscere e lo dico molto sinceramente. D’altra parte non si può chiedere un documento a tutti i clienti". Qualche riflessione "politica", il presidente di Gastroticino la riserva alle differenze intercantonali. "In Ticino siamo orientati ad una certa rigidità - commenta Suter -. Fino a 18 anni, niente alcol. In altri cantoni, invece, l’apertura ai sedicenni per il consumo di sidro e birra riduce quanto meno un po’ la pressione. Non dico che sia la via giusta da seguire, ma per i ristoratori i controlli sono diventati difficili. Qualcuno può sempre sfuggire".
Il lavoro di prevenzione e sensibilizzazione con il personale, comunque, è destinato a continuare. "È un impegno quotidiano - conclude Suter -. Sia per le aziende, sia durante i corsi di formazione".

m.s.
24.09.2017


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