Continua in Catalogna la fuga di aziende e di banche
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In Spagna l'impresa
fugge dall'indipendenza
PATRIZIA GUENZI


È allarme investitori in Catalogna. Se gli azionisti respirano dopo la grande paura di mercoledì alla Borsa di Madrid, l’economia trema di fronte allo strappo annunciato da Barcellona. La deriva secessionista che si profila, dopo il referendum della scorsa settimana, sta inducendo le grandi imprese, le banche e le multinazionali a preparare piani di emergenza nel caso in cui il governo catalano dichiarasse unilateralmente la "secessione". E l’impresa teme l’indipendenza in Catalogna, dove continua la fuga di aziende e banche mentre Madrid ha blindato ieri, sabato, con le teste di cuoio aeroporti e altri luoghi sensibili. L’ultima a partire è la "Caixa bank", il primo istituto bancario della regione autonoma, il terzo del Paese, trasferirà la sede a Valencia.
La spinta indipendentista  oltre che col governo centrale deve fare dunque i conti anche con gli investitori. Le insofferenze dei mercati finanziari si sono manifestate immediatamente nell’ambito bancario. Sono molte le aziende che stanno pensando di spostare la propria sede legale in altre regioni del Paese. Grazie al nuovo decreto legge di Madrid sarà ancora più semplice, visto che non dovranno più ottenere l’approvazione dell’assemblea degli azionisti. Ciò varrà per tutte le imprese, escluse quelle che nel loro statuto prevedono espressamente che il Cda non sia competente sul cambio di sede.
Intanto, anche il Fondo monetario internazionale ha lanciato l’allarme: "Se la crisi catalana persisterà, ci saranno seri rischi per l’economia - ha detto a El Pais Andra Schaechter, economista capo missione del Fmi in Spagna -. Le tensioni politiche in Catalogna potrebbero minare la fiducia negli investimenti e nei consumi". E tutto lascia presagire che questo accadrà molto presto. Lo dimostrano i piani di emergenza di banche e multinazionali nel caso in cui il governo catalano dichiari unilateralmente l’indipendenza. I casi di Caixabank e Banco Sabadell, appunto. La decisione di entrambi gli istituti è infatti stata presa per evitare le incertezze legate a un’eventuale dichiarazione di indipendenza della Generalitat. In sostanza, se la regione autonoma dovesse staccarsi dalla Spagna, molto probabilmente la Catalogna uscirebbe anche dall’Unione europea e dall’Eurozona. Mentre con il cambio di sede gli istituti potranno continuare a far parte della Banca centrale dell’Ue e mantenere l’accesso ai suoi contanti.  
Ma l’esodo delle aziende che hanno paura di ritrovarsi fuori dall’Unione europea, in realtà è già iniziato: giovedì il Banco Sabadell ha approvato lo spostamento del suo quartier generale ad Alicante per non restar fuore, ha spiegato, nemmeno un secondo dall’Ue e dalla vigilanza della Bce. Banco Mediolanum, controllata spagnola del gruppo italiano, ha iniziato il trasferimento da Barcellona a Valencia. E lo stesso ha fatto venerdì CaixaBank, l’istituto più grande della Generalitat. Gas Natural Fenosa, partecipata del gruppo Caixa, ha deciso invece di portare la sede a Madrid.
Tutto questo mentre la Catalogna continua a sfidare la Corte Costituzionale. Il Parlamento catalano si riunirà martedì prossimo per approvare la dichiarazione di indipendenza sfidando lo stop di Madrid. Parlamento davanti al quale lo stesso presidente catalano Carles Puigdemont ha chiesto di intervenire "per informare sulla situazione attuale". Emorragia dell’economia compresa  r.c.
08.10.2017


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