L'antica liturgia induista per la vittima tamil di Brissago
Fiori,canti e preghiere
per l'ultimo saluto
MAURO SPIGNESI


Dura almeno sei ore il funerale di un tamil secondo l’antico rito induista. È un lungo addio, un modo per accompagnare l’anima che vola via, con un contorno di canti, preghiere, piccole donazioni. Alla cerimonia partecipano i parenti stretti della vittima ma spesso a loro si stringono intere comunità, come appunto è accaduto a Bellinzona con quella tamil, che in Ticino conta un migliaio di presenze. Il rito induista prevede che il corpo del morto venga avvolto in sudari sopra un lettino ed esposto in modo tale che tutte le persone giunte alla cerimonia possano vederlo per l’ultima volta.
La salma durante la liturgia viene inoltre spostata all’interno del locale secondo precise regole sino a toccare diversi punti cardinali, e attorno al lettino dove è adagiata la salma vengono accese candele profumate. Su un piatto inoltre vengono offerti allo spirito del defunto fiori, monetine, cibo e altri oggetti. Un sacerdote o un parente stretto, come è accaduto venerdì a Bellinzona con la vittima della tragedia di Brissago, coordina la cerimonia e detta i ritmi e le preghiere. Tradizionalmente alla fine del rito, quasi tutti i tamil vengono cremati, ad eccezione dei bambini al di sotto dei cinque anni. È poi consuetudine, almeno nello Sri Lanka, che siano gli uomini ad assistere alla cremazione. Le ceneri poi, vengono disperse nelle acque di un fiume sacro. Quelle della vittima di Brissago, dopo la cremazione, torneranno a Mullaittivu, la città nello Sri Lanka, dove vive la sua famiglia.

m.sp.
22.10.2017


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