Tra i connazionali si fa strada l’idea di un gesto umanitario
Ora ripartiranno
e sperano di tornare


Guadagnava più o meno 80 franchi alla settimana. Circa 12 franchi al giorno. Lui, Karan, il tamil ucciso a Brissago due settimane fa, come ognuno dei profughi oggi ospitati in Ticino. Ottanta franchi la settimana su cui Karan riusciva a risparmiare, dopo essersi comprato il minimo indispensabile per vivere, per inviare alla propria famiglia nello Sri Lanka, a Mullaittivu, qualche decina di franchi. Ora la sua famiglia, la moglie e le due figlie, non riceveranno nemmeno più quelli. Più poveri se possibile. Ed è anche per questo che, fra la comunità tamil che venerì scorso li ha accolti in Svizzera ed ha partecipato ai funerali, è stata fatta una colletta e sembra farsi strada l’idea di chiedere di una possibile permanenza in Svizzera. Magari in Ticino. Lunedì 23 ottobre, il corpo di Karan verrà cremato. La famiglia spera di poter rientrare in patria con le sue ceneri. Spera, perché il rientro è fissato per il giorno successivo da Zurigo. Ecco anche perché fra i connazionali della vittima si è fatta strada l’ipotesi di chiedere non solo un permesso per un eventuale ritorno in Svizzera (qualora non riuscissero a ripartire con le ceneri), ma anche la possibilità di una loro permanenza stabile.
La moglie e i due figli di Karan vivevano, stando a quanto dicono alcuni loro connazionali, soprattutto grazie all’aiuto del marito ora morto. Nello Sri Lanka lo stipendio mensile medio equivale a circa 250 franchi svizzeri. Quanto Karan riuscisse a inviare alla moglie non si sa. Ma certamente quei pochi franchi, fossero stati solo un centinaio di tanto in tanto, per la famiglia erano una boccata d’ossigeno. Ecco perché ripartiranno ma sperano di poter tornare.
22.10.2017


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