Le conclusioni dello studio sui media dell'Uni di Zurigo
I canali digitali
superano la tv


Quasi un terzo dei giovani tra i 18 e i 24 anni, stando allo studio Reuters digital news report di quest’anno, dice di accedere alle notizie principalmente attraverso i social media. Vale a dire Facebook e in maniera minore, si ritiene, Twitter, Instagram... Quindi anche gli ormai tradizionali siti di news, quelli che inizialmente si chiamavano "portali", stanno diventando meno interessanti per la generazione cosiddetta digitale.
In Svizzera circa il 40 per cento di chi si informa, considerando ogni fascia di età, lo fa attraverso il web. Considerando con questa definizione i siti internet soprattutto e in misura molto ridotta i social media. Questi canali di informazione hanno dunque superato, anche se di poco, la televisione quale fonte principale di notizie. Già da tempo peraltro i tradizionali giornali e la radio costituiscono la principale fonte di informazione per una percentuale ridotta di persone.  
Dunque, lo studio dell’Università di Zurigo, definisce "proliferazione selvaggia" quella dell’informazione nella rete. Ed è in questo ambito, in questo contesto sociale e culturale, e non di meno in risposta alla crisi del giornalismo di qualità, che nascono anche offerte di informazione singolari e al di fuori dal raggio operativo delle tradizionali case editrici. A inizio anno ha chiuso un settimanale di qualità come L’Hebdo, edito da Ringier, ma è nato subito dopo da parte di alcuni ex giornalisti della testata, un sito di informazione a pagamento, soprattutto di analisi, ma non di meno legato all’attualità. Si chiama "Bon pour la tête". Esempio calzante, nota lo studio dell’Università zurighese, oltre a quello degli ex giornalisti di L’Hebdo, è costituito da Die Republik, è stato creato secondo il modello della startup olandese di successo De Korrespondent, ed è riuscito a raccogliere in tempo di record il capitale di avviamento necessario attraverso il web. Il loro raggio di diffusione è ancora limitato. Si tratta di piccole imprese attive all’interno di nicchie regionali.
In ogni caso, stando alle analisi condotte nei mesi scorsi, la qualità generale dei siti di news resta ancora alta in Svizzera. La classifica è guidata dai servizi televisivi e radiofonici del network pubblico. Una qualità che tende piuttosto ad aumentare che a diminuire e questa è una considerazione, si legge nello studio, degna di nota in quanto sul mercato svizzero dell’informazione la situazione delle risorse è peggiorata in seguito alla riduzione degli introiti pubblicitari e ai conseguenti tagli di personale. Una qualità alta anche attraverso le informazioni che le principali testate danno ad esempio con il social network Facebook. Al primo posto sta la Neue Zürcher Zeigung seguita dalla tv svizzera francese e dal Tages Anzeiger. È un lavoro di sponda tra i siti delle testate e le pagine Facebook appunto.
Di anno in anno lo studio dell’Università di Zurigo dedica sempre più tempo e spazio alle offerte online e ai social network. Ed anche sempre più considerazioni sono dedicate alla concentrazione editoriale. Nel 2016, si legge nello studio, "per le 166 offerte di informazione esaminate sono state rilevate 36 società di controllo", quindi 36 aziende gestiscono 166 testate.
Nel confronto europeo ed internazionale, nonostante la "proliferazione selvaggia nella rete", l’informazione online in Svizzera sembrerebbe essere ancora a livelli accettabili. E ciò nonostante "il sistema mediatico svizzero sia parte di un processo di globalizzazione e subisca sempre più l’influenza degli intermediari globali della tecnologia".
29.10.2017


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